Con te dovrò combattere
non ti si può pigliare come sei
i tuoi difetti son talmente tanti
che nemmeno tu li sai.
Sei peggio di un bambino capriccioso
la vuoi sempre vinta tu,
sei l'uomo più egoista e prepotente
che abbia conosciuto mai.
Ma c'è di buono che al momento giusto
tu sai diventare un altro,
in un attimo tu
sei grande, grande, grande, le mie pene
non me le ricordo più.
Io vedo tutte quante le mie amiche
son tranquille più di me,
non devono discutere ogni cosa
come tu fai fare a me,
ricevono regali e rose rosse
per il loro compleanno
dicon sempre di sì
non hanno mai problemi e son convinte
che la vita è tutta lì.
Invece no, invece no
la vita è quella che tu dai a me,
in guerra tutti i giorni sono viva
sono come piace a te.
Ti odio poi ti amo poi ti amo, poi ti odio, poi ti amo,
non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu.
ti odio poi ti amo poi ti amo , poi ti odio poi ti amo
non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu.
Canta Mina (e scusate se è poco)
Aspetta e vedrai, mi dico, come se fossi rimasta al buio per troppo tempo e fuori fosse ancora notte, aspetta e vedrai. Da qualche parte arriva, un'alba, la sorpresa, il vento, la delusione cocente come la gioia improvvisa. Piove forse, domani. Oggi no, oggi prendo il motorino. Un tuo sms mi distrae, mentre decido di staccare un altro biglietto per volare ancora. "Vorrei - ti dico - voglio superare d'un balzo incomprensioni, fraintendimenti, paure e arrivare da te". Sono leggera quando torno a casa dopo l'allenamento trascinandomi dietro la borsa della palestra che mi hai lasciato tu. Cerco segni nella buca delle lettere. Piano piano dimentico, o meglio: lascio tutto dov'è a diventare ricordo.
Il vero difetto della vita è quello di essere bellissima.
ma che ci siamo messi in testa, noi due, oltre alla fascia che regge i capelli?, che ci siamo messi in testa?, oltre alla coppola sulle ventitre, che ci siamo messi in testa, oltre agli sms che ci mandiamo, alla clip che ferma il ciuffo, al fermaglio di lato, oltre alle ore di telefono tra Roma e Palermo, il copricapo con visera o senza, quello con le orecchie lunghe, oltre alle onde elettromagnetiche che arrostiscono i neuroni, che ci siamo messi in testa? Forse di essere felici?

Ah, bah, e chi ci crede? Non ci riesce l'amore, ad addomesticarmi, va meglio col risentimento e con il sospetto, quelli sì che creano "comportamenti indotti", come li definisci tu. Stare in mezzo a tutte queste "cattive vibrazioni"ti illudi che ti fortifichi la pelle, ma la pelle ha bisogno sempre del suo riconoscimento. "E' normale avere paura, normale avere delle indecisioni, normale trovare delle resistenze - dici tu - è normale: siamo innamorati". Ma perché mi pare incredibile tutta 'sta normalità?
It's another good vibration
red hot chili peppers

Sono di nuovo qui ed è ancora un inizio.
Nessuno lo aveva programmato. Perché gli inizi non li decidi con una data.
L'inizio è cominciato prima dell'uno gennaio.
Allo scoccare della mezzanotte sono rimasta la stessa, con tutte le mie indecisioni e un bicchiere d'acqua con cui non puoi brindare "che sennò porta male".
L'inizio era già arrivato dal mare. L'inizio, forse, c'è sempre stato.

location: una sala da thè.
protagonisti e interpreti: due amiche ed un'avventizia al tavolo di fronte.
oggetto: gli uomini, off course!
una delle amiche dice all'altra: "Vedi quella? vorrei stare con un uomo come il suo."
"Perchè, lo conosci?"
"No, ma guarda che faccia soddisfatta ha!"
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Te lo chiedo, visto che ho comprato un biglietto con la copertina blu e verrò in volo da te.
"Ma tu, sei più forte di me?". Mi rispondi, per telefono: "a quale gioco?".
Ok, mi dici, sono le due di notte, ok, me ne vado. Questa non è la tua città e io non sono più la tua fidanzata. Ok, mi chiamo un taxi. E arriva Svezia 7. Arriva e tu te ne vai sbattendo porta e portone e svegliando i vicini, che qua si deve dormire e voi che fate, domani mattina non lavorate? Sfaccendati!. No, non lavoriamo, come dici tu? "è questo il mio lavoro, adesso? Litigare con te?". Scorazzi per la città con Svezia 7 e dopo due ore torni. Svezia 7 se ne va senza di te e tu bussi educatamente."Ho visto il lungomare", mi confidi. Decidiamo che siamo di nuovo fidanzati e puoi dormire nel mio letto. Decidiamo che puoi metterti il piagiama, ad avercelo, il pigiama, oh, oh! così come la valigia, l'hai lasciata su Svezia 7! Svezia 7 torna, ormai ti conosce, ti riporta i bagagli. Dici, "non mi posso mai rilassare in questa casa". Ora tu ti scordi le valigie e sarebbe colpa mia? Tu ripeti, "mi chiamo un taxi!" E arriva Svezia 7, che ormai l'indirizzo lo sa, e dal citofono il tassista mi fa "ma se lo tenesse a casa, sono le quattro di notte, è un bravo ragazzo..."

Non credo vedrò mai niente di quello che fai, tanto tu non hai mai letto niente di mio e siamo pari. Sono di nuovo trasparente e adesso non so con chi prendermela, vomito cibo e rancore componendo sms che mi guarderò bene dal spedire. Vorrei che qualcuno mi lavasse il cervello, durante questa notte insonne, mettendolo a mollo come si fa con certa verdura perché perda l’amaro, e magari lucidandolo per bene perché torni a brillare. Ma, mi chiedo, le parole “assoluzione” e “assoluto” hanno la stessa la radice? Mentre cerco un vocabolario sento testa e cuore perdere colpi all’unisono . La parte di me esitante, timida e insicura, chiede scusa di continuo per essere nata così: esitante, timida e insicura. La tengo nascosta forse perché mi fa un po’ senso e intanto perfeziono l’arte della fuga dalla realtà: passo la vita da sola davanti a diplay o a schermi colorati. Cambio sfondo ma non sostanza. Niente mi appartiene, ma questo non basta ad evitarmi il dolore della distanza e dell'abbandono. A preservarmi dalla stanchezza di fare la buona, brava e bella, o addirittura la coraggiosa, la decisa, quella in gamba. Sono stanca di farmi aspettare. Tenetevi pure il privilegio dell’ultima parola: non m’interessa più.

E mi do da fare,
tento di convincere chiunque,
metto in fila parole,
con la grazia severa
di cazzute ballerine,
in cerca di un buon ingaggio.
Ho fatto appena in tempo,
pensa, un altro po' e sarei riuscita
a volerti bene,
tu invece sei uno di quelli che s'incattiviscono
e ostentano indifferenza, davanti a un silenzio.
Ma di quante attenzioni hai bisogno,
e perché diavolo dovresti meritarne più di me?
Su quali basi?
Eppure avrei dovuto ancorarmi meglio, non credi?,
per reggere il peso di entrambi.
Perché lo fai?
ti sei sentito messo da parte,
dici tu,
mentre collezioni abbandoni
e ti fai bello del tuo dolore,
ma raccontati la verità; almeno,
scruta i cocci: frammisti,
suddivisi in due porzioni uguali,
perché da parte, a guardare,
ti ci eri messo da solo.
