agenzia destini incrociati

Una donna da sola non basta a sedurre, lasciare, dimenticare, rimanere amica di un uomo chiamato "fidanzato"

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Nome: Zie Daniela e Teresa Niente cognome. Non abbiamo il coraggio di rivelarlo, voi l'avreste?

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lunedì, 14 gennaio 2008

Aspetta e vedrai

Aspetta e vedrai, mi dico, come se fossi rimasta al buio per troppo tempo e fuori fosse ancora notte, aspetta e vedrai. Da qualche parte arriva, un'alba, la sorpresa, il vento, la delusione cocente come la gioia improvvisa. Piove forse, domani. Oggi no, oggi prendo il motorino. Un tuo sms mi distrae, mentre decido di staccare un altro biglietto per volare ancora. "Vorrei - ti dico - voglio superare d'un balzo incomprensioni, fraintendimenti, paure e arrivare da te". Sono leggera quando torno a casa dopo l'allenamento trascinandomi dietro la borsa della palestra che mi hai lasciato tu. Cerco segni nella buca delle lettere. Piano piano dimentico, o meglio:  lascio tutto dov'è a diventare ricordo.

Il vero difetto della vita è quello di essere bellissima.

 

lunedì, 07 gennaio 2008

L'incredibile normalità

Ah, bah, e chi ci crede? Non ci riesce l'amore, ad addomesticarmi, va meglio col risentimento e con il sospetto, quelli sì che creano "comportamenti indotti", come li definisci tu. Stare in mezzo a tutte queste "cattive vibrazioni"ti illudi che ti fortifichi la pelle, ma la pelle ha bisogno sempre del suo riconoscimento. "E' normale avere paura, normale avere delle indecisioni, normale trovare delle resistenze - dici tu - è normale: siamo innamorati". Ma perché mi pare incredibile tutta 'sta normalità?

It's another good vibration

red hot chili peppers

 

giovedì, 03 gennaio 2008

Ancora un inizio

Sono di nuovo qui ed è ancora un inizio.

Nessuno lo aveva programmato. Perché gli inizi non li decidi con una data.

L'inizio è cominciato prima dell'uno gennaio.

Allo scoccare della mezzanotte sono rimasta la stessa, con tutte le mie indecisioni e un bicchiere d'acqua con cui non puoi brindare "che sennò porta male".

L'inizio era già arrivato dal mare. L'inizio, forse, c'è sempre stato.

 

martedì, 27 novembre 2007

Svezia 7

Ok, mi dici, sono le due di notte, ok, me ne vado. Questa non è la tua città e io non sono più la tua fidanzata. Ok, mi chiamo un taxi. E arriva Svezia 7. Arriva e tu te ne vai sbattendo porta e portone e svegliando i vicini, che qua si deve dormire e voi che fate, domani mattina non lavorate? Sfaccendati!. No, non lavoriamo, come dici tu? "è questo il mio lavoro, adesso? Litigare con te?". Scorazzi per la città con Svezia 7 e dopo due ore torni. Svezia 7 se ne va senza di te e tu bussi educatamente."Ho visto il lungomare", mi confidi. Decidiamo che siamo di nuovo fidanzati e puoi dormire nel mio letto. Decidiamo che puoi metterti il piagiama, ad avercelo, il pigiama, oh, oh! così come la valigia, l'hai lasciata su Svezia 7! Svezia 7 torna, ormai ti conosce, ti riporta i bagagli. Dici, "non mi posso mai rilassare in questa casa". Ora tu ti scordi le valigie e sarebbe colpa mia? Tu ripeti, "mi chiamo un taxi!" E arriva Svezia 7, che ormai l'indirizzo lo sa, e dal citofono il tassista mi fa "ma se lo tenesse a casa, sono le quattro di notte, è un bravo ragazzo..."

mercoledì, 07 novembre 2007

Niente che tu abbia già letto

Amare è una grandissima manifestazione di libertà. Forse l'ultima che c'è rimasta. Ogni volta che si ama si abbatte un muro di omertosa indifferenza, verso gli altri e soprattutto verso se stessi, verso la vulnerabilità del proprio corpo mortale, guscio dell'anima fragile, verso la sua richiesta, precisa e spiazzante: "ama, opponiti al dolore, ferma tutto questo". Amare non è un atto di generosità, non è appoggiarsi all'altro, amare è un atto di orgogliosa rivoluzione.

(niente aforismi, qua le frasi sono nostre, certificate "Zie")

Pianosequenza

A me piacciono un sacco i piano sequenza. Vorrei che questa storia procedesse fluida: senza mai uno stacco. Perchémipiaccionopropriotantoipianosequenza
postato da: presidenta alle ore 10:46 | link | commenti
categorie: confidenze, cinema che non si vede, sforamenti mentali
lunedì, 22 ottobre 2007

VI Ciak: due cose che m'insegna l'attore

Già lo intravedo attraverso i vetri della porta. È seduto nella hall accanto a un tizio vestito di nero, con occhiali di celluloide neri e basettone nere, avanzo verso di loro e sento il suo vicino argomentare con slancio: “sostanzialmente ‘sto fatto che xxxxxx non usa un copione fisso non è un gran casino come sembra, è sperimentazione”, poi mi vede e si blocca, pare non desideri, per nulla al mondo,  mettermi a parte di quello che considera un segreto di stato. L’attore me lo presenta: “lui è uno degli assistenti alla regia”, “sostanzialmente sono il quarto uomo - si auto-definisce l’altro guardandomi fisso, parecchio interdetto – uhm, eheeee, voi due che fate, adesso, un giro per la città, sostanzialmente?”. È innamorato pazzo dell’avverbio sostanzialmente, è evidente. “Mangiamo – gli risponde l’attore – e parliamo di lavoro, no?” conclude guardando me che, in risposta, mi contemplo le scarpe accartocciandomi su me stessa, “la troupe è tutta da xxxxx, se volete unirvi a loro”. “Sì lo so – si schernisce l’attore – ma stasera no, volevo stare più tranquillo”. Tutt’a un tratto erompe un diluvio di arpeggi techno: all’assistente squilla il cellulare, “ah, sì – gli sento dire –, sostanzialmente sono stanco morto, quand’è che tu rientri in Italia?”. Lo ripete all’interlocutore invisibile un paio di volte, “sì, ma quando rientri in Italia, sostanzialmente?”. L’attore ne approfitta per farmi un cenno e svignarsela, l’assistente mette una mano sul ricevitore e gli ricorda “domani l’auto della produzione passa a prenderti prima, tipo alle sette e mezza: lo sai che ti devi tagliare i capelli per la prossima scena” “cioè? Dove stava scritto? Perché?” s’informa l’attore con una nota di allarme, l’assistente ha un attimo d’imbarazzo, si guarda attorno prima di spararla “rasati, no? Sostanzialmente…”. E l’attore usa la sua voce, calibrata da master di recitazione frequentati qua e là per il mondo, a dirgli “’sto caxxo, nel contratto non se ne parlava, i capelli così sono e così rimangono”. “Però ti passano a prendere prima, no?”, ribadisce l’assistente, l’attore tentenna e lui, supplichevole, “e dai!”, “quello magari sì, perché ti voglio bene”.
Ecco, stasera l’attore mi svela due cose: se lavori per qualcuno gli stai a fare un favore, mica il contrario, e che la gente deve sempre e comunque darsi un tono, ribadire il suo ruolo anche fuori dal set, come fanno lui e l’assistente, è parte del gioco. Dopo questo siparietto, convincerlo a lavorare con noi scalcagnati?, la vedo dura.
postato da: presidenta alle ore 14:17 | link | commenti
categorie: confidenze, letteratura, vivendo, cinema che non si vede