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Una donna da sola non basta a sedurre, lasciare, dimenticare, rimanere amica di un uomo chiamato "fidanzato"

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mercoledì, 09 gennaio 2008

Che ci siamo messi in testa?

ma che ci siamo messi in testa, noi due, oltre alla fascia che regge i capelli?, che ci siamo messi in testa?, oltre alla coppola sulle ventitre, che ci siamo messi in testa, oltre agli sms che ci mandiamo, alla clip che ferma il ciuffo, al fermaglio di lato, oltre alle ore di telefono tra Roma e Palermo, il copricapo con visera o senza, quello con le orecchie lunghe, oltre alle onde elettromagnetiche che arrostiscono i neuroni, che ci siamo messi in testa? Forse di essere felici?

sabato, 22 dicembre 2007

consigli per gli acquisti

   Anni '60, mi rivolgo a tutti/e coloro che ci sono nati/e: la ricordate la mitica "Enciclopedia della donna"?, era popolata da foto di sposine felici di volteggiare per casa spazzando il pavimento, il foulard a proteggere i capelli, un improponibile rossetto rosso fuoco davano la sensazione che occuparsi di ciò fosse la più gradita delle incombenze.

   Sono ancora in analisi per aver avuto la disgrazia di averne una circolante per casa con la possibilità di sfogliarla. crebbi infatti con la incrollabile convinzione che stare a casa fosse davvero così divertente e, visto che mi capitò pure un lavoro che non mi piace (non ve lo dirò mai di che si tratta! scordatevelo!), continuo a vivere con questa sensazione di ingiustizia che mi grava addosso ogni qualvolta sento una casalinga lamentar noia.

   La questione è facilmente spiegabile: posto che una casalinga di ceto medio si deve fare un mazzo così per far quadrare il bilancio con l'unico stipendio che entra in casa, e quindi difficilmente avrà a disposizione tempo e danaro (non hanno ancora inventato una forma di volontariato che le sollevi dalle fatiche fisiche, e le donne di servizio, oggi più che mai, costano!), passerà a sua volta i suoi anni invidiando, Lei medesima, noi lavoratrici TUTTE, indistintamente. 

   Queste mie righe si rivolgono dunque alle signorine di belle speranze che, già nei mitici '60  ricevevano consigli da Donna Letizia  per trovar marito, nella già citata opera letteraria di alto livello culturale.

   La considerazione mi sorse spontanea stamattina godendo il privilegio di passiare per la nostra via Libertà, proprio davanti le vetrine di L. Vuitton: l'ingresso era popolato di rampanti ometti in giacca e cravatta, dall'aria distinta e "affermata" (leggi: "benestante") alla'affannata ricerca del pacchetto natalizio per la loro moglie-fidanzata-amante-compagna-madre-figlia-sorella o vattelapesca che li affianca in questo periodo (temporaneo o permanente che sia, comunque natalizio) della loro vita.

   Dunque, dicevo: a tutte le signorine di belle speranze suggerisco di bazzicare questo o altri luoghi di simil tenore spacciandosi per una signora dell'alta borghesia palermitana, ed interloquire, possibilmente col più giovane e belloccio dei presenti, approcciandolo... chessò, con la scusa di chiedere o elargire un suggerimento per l'acquisto in corso. Chissà, da cosa nasce cosa, si dice...

   Ora che ci penso, una mia ex-amica (non posso rivelarvi il motivo per cui non lo è più: ma la feci arrabbiare molto, ricordo), quando abitammo insieme a Brescia per un periodo, proponeva sempre una puntatina nella ricca Milano (quando negli anni '80 aspirava al ruolo di capitale europea), con incursione al Monumentale, scegliere la tomba di un uomo dall'età compatibile alla nostra o giù di lì (non troppo anziano però, o avrebbe lasciato trapelare le nostre, cattive, intenzioni) e adocchiare un vedovo inconsolabile qualche tomba più in là da... consolare (per i non informati: il Monumentale non è un cimitero pì cuegghiè!), sicura che prima o poi avrebbe acchiappato.

   Purtroppo da noi ai Rotoli difficilmente si troverà qualcosa del genere, insisto perciò nel consigliare luoghi più "da vivi".

   Provate e ditemi se funziona, fatemi sapere. 

          vostra affezionatissima

                                      Donna Letizia

postato da: presidenta alle ore 15:53 | link | commenti
categorie: casalinga
domenica, 14 ottobre 2007

Lettera aperta ai fratellini

   Cari maschietti,

nononono, così non va per niente bene. Credo sia giunto il momento di sederci e parlare: ho più di una volta espresso il mio pensiero sulle cosiddette "donne-in-carriera", per eccesso di provocazione credo di essere arrivata ad affermare che, se avessi potuto scegliere, avrei addirittura voluto fare la "mantenuta". Sicuramente non condivido chi, da donna, afferma che ci si "realizza" solo andando a lavorare, se poi si scopre che il lavoro che svolge è un ripetitivo lavoro di scrivania, sottoposta ad un capo (o capa che sia) più o meno bizzoso e dittatoriale, o comunque asservita ad orari, regolamenti, budget da raggiungere che non le appartengono e che anzi, spesso, le aziende usano per lavarti il cervello (o almeno ci provano, tanto le sgallinate convinte di far carriera accondiscendendo le trovano sempre).

   Diverso il discorso per chi svolge un lavoro "proprio", che sia gestire un incantevole negozio di fiori in cui esprimere tutta la creatività azzizzando mimose e tulipani, o che si tratti di fare la scenografa, l'arredatrice o... tutto ciò che ruota intorno ad una passione che coviamo dentro, quella è tutta un'altra storia e, ahinoi, pochi sono coloro che, uomini o donne, godono della fortuna di sbarcare il lunario esercitando una passione.

   Ma torniamo alla nostra tavola rotonda indetta al fine di chiarirci finalmente, maschietti col fiocco blu e femminucce col fiocco rosa: messi a fuoco gli estremi del contendere, resta poi una fascia di donne che, ripeto AHINOI!,

                               DEVONO

andare a lavorare, e quindi alzarsi la mattina presto, spicciare il pupo ancora strillante, avvolgerlo in una copertina e portarlo al nido (le più fortunate dalla nonna, ma al pupo poco gliene cale, lui avrebbe comunque preferito restare al calduccio nel suo lettino ancora odorante di calda pipì, soprattutto nelle gelide mattine di gennaio), quindi destreggiarsi in mezzo al traffico, trovare parcheggio, e questo è solo l'inizio.

   Ora tutto questo lo si affronta più o meno stoicamente, nel senso che c'è chi per carattere se ne fa una ragione, chi bestemmia in aramaico antico tutte le sante mattine (e quella sono io), perchè preferirebbe di gran lunga restare a casuccia a spupazzarsi il nico o dedicarsi comunque alle sue letture preferite, ma comunque

                                 LO-FA

   E lo fa anche se avrebbe preferito fare una torta, dedicarsi alla maglia, al bricolage, alle amiche, alla palestra, insomma

                                  LO-FA!

   e un c'abbasta? Naaaaaaaaaaaaaa, mi tocca pure sentire di maschietti che osano lamentarsi perchè quelle donne non trascorrono molto tempo a casa con loro, ad accudirli, le accusano di trascurarli, di sentirsi SOLI!

   L'ultima una mia amcia che, sposata (lei credeva felicamente) da tredici anni, attraversando il marito un triste momento economico, per aiutarlo si è inventata qualcosa per risollevare le sorti economiche della famiglia: e non vi pare che quell'ingrato l'ha lasciata perchè si è sentito trascurato?

   Questo è solo un'esagerazione, dirà qualcuno, questa magari è davvero un eccesso, certo, dirò io ma credetemi, di amiche che, oltre a "dover" lavorare sono anche subissate da critiche da parte dell'affettuoso coniuge, ne conosco.

   Quindi vi rivolgo una richiesta, gentili maschietti:

   O ci mantenete più o meno decorosamente,

   O non rompete pure i dindini se ci tocca "trascurarvi" per contribuire al budget familiare che, credetemi, è molto più allegro anche per noi sfornare torte profumate che non scribacchiare noiose scartoffie burocratiche grigie e polverose.

   Sono ansiosamente attese le repliche delle sgallettate in carriera.

postato da: presidenta alle ore 18:41 | link | commenti (4)
categorie: casalinga
martedì, 18 settembre 2007

Cose tipo comprare i vestiti

Guest star del post Valentina sister about proxxd land, dove bivacco tutto il giorno:

Perché una ha sempre un difetto da coprire. Che so: un culo grosso, un paio di gambe a icz , oppure la panza da prima gravidanza "tipo sui due mesi abbondanti". A cercare trovi sempre. Perché una ha sempre visto qualcosa in una vetrina. Qualcosa che solo lei vede, oltre il manichino e l'etichetta col prezzo. Comprare è cadere in preda a una specie di visione. È vedere i puttini con indosso completi armani. Comprare è cercare l'acqua nel deserto. Comprare è entrare nel camerino a provare e farsi le foto col telefonino per ripensarci a casa. Comprare è valutare un futuro insieme: te e quel vestito lì. Comprare è scegliere un vestito e vederlo nel negozio accanto a metà prezzo. Comprare è anche questo: sentirsi traditi. Comprare è riflettere per ore se ne vale la pena. Comprare è portare a casa un estraneo: un nuovo acquisto, tipo un giocatore fresco di maglia. Comprare è indossare subito il vestito è uscire così, dicendo alla commessa: mi metta in busta quello vecchio. Comprare è pensare "non è che così mi si vedono troppo le tette?". Comprare è pensare "ma così mi si vedono troppo poco le tette, e che me lo compro a fare un abito se non mi valorizza?'"

sabato, 15 settembre 2007

Dalla mia editor di rif.

(...) ecco, ci siamo! ci sono momenti in questo libro che mi straziano dentro, mi mandano in mille pezzi,  non ce la faccio. comincio con  l'editing, segno in rosso, torno indietro e rileggo, sì, ok, faccio, ok, andiamo avanti, incoraggio me stessa ma ho il terrore di leggere una riga in più. ci sono regole per gli editor? dove lo imparo a lavorare sulla scrittura degli altri e contemporaneamente a tenermi a distanza? ci sono formule chiare, qualcuno che mi dica, sì, dai,  taglia qui, sposta i capitoli, entra nella testa di questo personaggio, entra nelle viscere di questo scrittore, guardale! ecco qui le sue budella, toccale! ma non farti contaminare.

tu stai tranquilla, amica mia, ti dirò che il libro funziona  - userò questa parola, come se invece di avere davanti il tuo romanzo c'avessi di fronte un motore, una macchina, funziona, ti dirò. c'è una storia d'amore finita, un'altra che comincia, brava, le emozioni!  è commovente, hai scritto una cosa bella, vendibile (così dirò, della tua vita, delle persone che hai fatto entrare nel libro -  persone che sono vere e che adesso sono personaggi consegnati alle  lettere! dirò: vendibile. e non ti racconterò che ho pianto, che ho allontanato la sedia all'indietro puntando le mani sul bordo del tavolo, che sono andata in cucina per cercare di respirare, che mi sento ora viva e morta insieme. che ho paura.


dimmi che ne pensi, mi chiedi, ecco qua: continua a scrivere, la traccia va bene, la direzione c'è, solo non hai scelto se usare la  terza persona  o la  prima come nella prima stesura. deciditi. (...) racconta qualcosa, episodi, vai avanti e indietro col tempo dei ricordi e il tempo del presente. leggo le nuove bozze appena hai fatto. ciao.

da questo blog: mattatoia.splinder.com

postato da: presidenta alle ore 11:39 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, outing, vivendo, casalinga