Non credo vedrò mai niente di quello che fai, tanto tu non hai mai letto niente di mio e siamo pari. Sono di nuovo trasparente e adesso non so con chi prendermela, vomito cibo e rancore componendo sms che mi guarderò bene dal spedire. Vorrei che qualcuno mi lavasse il cervello, durante questa notte insonne, mettendolo a mollo come si fa con certa verdura perché perda l’amaro, e magari lucidandolo per bene perché torni a brillare. Ma, mi chiedo, le parole “assoluzione” e “assoluto” hanno la stessa la radice? Mentre cerco un vocabolario sento testa e cuore perdere colpi all’unisono . La parte di me esitante, timida e insicura, chiede scusa di continuo per essere nata così: esitante, timida e insicura. La tengo nascosta forse perché mi fa un po’ senso e intanto perfeziono l’arte della fuga dalla realtà: passo la vita da sola davanti a diplay o a schermi colorati. Cambio sfondo ma non sostanza. Niente mi appartiene, ma questo non basta ad evitarmi il dolore della distanza e dell'abbandono. A preservarmi dalla stanchezza di fare la buona, brava e bella, o addirittura la coraggiosa, la decisa, quella in gamba. Sono stanca di farmi aspettare. Tenetevi pure il privilegio dell’ultima parola: non m’interessa più.
