Ok, mi dici, sono le due di notte, ok, me ne vado. Questa non è la tua città e io non sono più la tua fidanzata. Ok, mi chiamo un taxi. E arriva Svezia 7. Arriva e tu te ne vai sbattendo porta e portone e svegliando i vicini, che qua si deve dormire e voi che fate, domani mattina non lavorate? Sfaccendati!. No, non lavoriamo, come dici tu? "è questo il mio lavoro, adesso? Litigare con te?". Scorazzi per la città con Svezia 7 e dopo due ore torni. Svezia 7 se ne va senza di te e tu bussi educatamente."Ho visto il lungomare", mi confidi. Decidiamo che siamo di nuovo fidanzati e puoi dormire nel mio letto. Decidiamo che puoi metterti il piagiama, ad avercelo, il pigiama, oh, oh! così come la valigia, l'hai lasciata su Svezia 7! Svezia 7 torna, ormai ti conosce, ti riporta i bagagli. Dici, "non mi posso mai rilassare in questa casa". Ora tu ti scordi le valigie e sarebbe colpa mia? Tu ripeti, "mi chiamo un taxi!" E arriva Svezia 7, che ormai l'indirizzo lo sa, e dal citofono il tassista mi fa "ma se lo tenesse a casa, sono le quattro di notte, è un bravo ragazzo..."

E' quando le cose cominciano ad andare al loro posto che provo paura: quando ogni tassello trova la sua allocazione, quando mi sento a posto con me, con i miei affetti, quando raggiungo un equilibrio con i miei pensieri più strampalati, quando riesco a tenere a bada ciò che mi faceva star male prima!
E ora?
Non credo vedrò mai niente di quello che fai, tanto tu non hai mai letto niente di mio e siamo pari. Sono di nuovo trasparente e adesso non so con chi prendermela, vomito cibo e rancore componendo sms che mi guarderò bene dal spedire. Vorrei che qualcuno mi lavasse il cervello, durante questa notte insonne, mettendolo a mollo come si fa con certa verdura perché perda l’amaro, e magari lucidandolo per bene perché torni a brillare. Ma, mi chiedo, le parole “assoluzione” e “assoluto” hanno la stessa la radice? Mentre cerco un vocabolario sento testa e cuore perdere colpi all’unisono . La parte di me esitante, timida e insicura, chiede scusa di continuo per essere nata così: esitante, timida e insicura. La tengo nascosta forse perché mi fa un po’ senso e intanto perfeziono l’arte della fuga dalla realtà: passo la vita da sola davanti a diplay o a schermi colorati. Cambio sfondo ma non sostanza. Niente mi appartiene, ma questo non basta ad evitarmi il dolore della distanza e dell'abbandono. A preservarmi dalla stanchezza di fare la buona, brava e bella, o addirittura la coraggiosa, la decisa, quella in gamba. Sono stanca di farmi aspettare. Tenetevi pure il privilegio dell’ultima parola: non m’interessa più.
Sorry, una delle zie (io nella fattispecie) è preda di un momento di buio intenso: praticamente le idee sono andate in ferie, pertanto vi si chiedono in prestito le vostre (idee), spunti, provocazioni, suggerimenti.
Venghino signori venghino!
grazie.
Amare è una grandissima manifestazione di libertà. Forse l'ultima che c'è rimasta. Ogni volta che si ama si abbatte un muro di omertosa indifferenza, verso gli altri e soprattutto verso se stessi, verso la vulnerabilità del proprio corpo mortale, guscio dell'anima fragile, verso la sua richiesta, precisa e spiazzante: "ama, opponiti al dolore, ferma tutto questo". Amare non è un atto di generosità, non è appoggiarsi all'altro, amare è un atto di orgogliosa rivoluzione.
(niente aforismi, qua le frasi sono nostre, certificate "Zie")