Oggi vi invito a diffidare di tutti coloro che vi circuiscono con un mieloso: "ti voglio bene come una sorella" (attenzione, vale lo stesso nella versione "fratello"!).
Io ho un solo fratello: è pesante, rompino, petulante, esattamente come me ma... ha un merito impareggiabile:è come me. E' MIO FRATELLO! e per quel che mi riguarda aggiungerei IL MIGLIORE CHE POTESSE CAPITARMI, infatti la nostra comune memoria storica ci permette di intenderci al di là di ogni spiegazione razionale, il nostro vissuto..., i nostri trascorsi, forse semplicemente il nostro dna.
Non è una regola fissa: tralasciando il caro, vecchio Caino, conosco personalmente chi sente i propri fratelli solo a Natale e chi, addirittura, li perde di vista per decenni (con buona pace di Maria De Filippi che altrimenti rischierebbe la cassa integrazione), perciò mi ritengo una privilegiata.
Poi ho delle amiche, due in particolare: due sorelle. Sono cresciuta a casa loro, e loro da me. esistono centinaia di foto dei nostri compleanni, matrimoni, battesimi, le abbiamo viste tutte: nascite, lutti, divorzi, traslochi, amo i loro figli tanto quanto loro amano il mio, le sento sorelle ma ahimè, non sono le MIE sorelle, se una di loro si ingelosisce per qualcosa che la esclude è autorizzata a farlo, se dovessi accusare io delle gelosie sarei la prima a reputarmi invadente, e già questa è una delle sostanziali differenze tra l'essere sorelle e l'essere amiche.
Vorrei considerarmi sorella della compagna del suddetto fratello, ma anche lì casco male: è già corredata anche lei di suo.
Ho altre amiche, poche ma fidate, a cui mi sento sinceramente legata, ma... non sono sorelle, nè più nè meno: semplicemente questo: non lo sono di fatto.
Per questo diffido di tutti coloro che declamano con enfasi: "ti voglio bene come una sorella!".
In questa affermazione si evince, seppur tacitamente, la volontà di esternare un "perdono" che già è difficile elargire col beneplacido del dna, figuriamoci aggratis.
Ma PERCHE' dovresti volermi bene come una sorella, e non ti bastano le tue? E poi ci conosciamo appena da due settimane! Se tu fossi davvero mia sorella ti ricorderesti che tutte le sante Pasque ti rubavo la cioccolata dell'uovo che tu, da brava formichina, ti razionavi..., se tu fossi mia sorella ricorderesti che litigavamo per il bagno libero.
E' per questo che il tuo dire emana un così forte cattivo odore, già... è proprio così: mi puzza, sentirtelo dire mi fa rizzare quei peli sul braccio che il mio amico Adolfo tanto apprezza, perciò, per favore, risparmiami cotanto amor-fraterno, preferisco un più parco sentimento di rispetto, ti esento perfino dalla simpatia, perchè tanto io non ti amerò mai "come una sorella!"

E mi do da fare,
tento di convincere chiunque,
metto in fila parole,
con la grazia severa
di cazzute ballerine,
in cerca di un buon ingaggio.
Ho fatto appena in tempo,
pensa, un altro po' e sarei riuscita
a volerti bene,
tu invece sei uno di quelli che s'incattiviscono
e ostentano indifferenza, davanti a un silenzio.
Ma di quante attenzioni hai bisogno,
e perché diavolo dovresti meritarne più di me?
Su quali basi?
Eppure avrei dovuto ancorarmi meglio, non credi?,
per reggere il peso di entrambi.
Perché lo fai?
ti sei sentito messo da parte,
dici tu,
mentre collezioni abbandoni
e ti fai bello del tuo dolore,
ma raccontati la verità; almeno,
scruta i cocci: frammisti,
suddivisi in due porzioni uguali,
perché da parte, a guardare,
ti ci eri messo da solo.

Lo hanno definito la sindrome dello scoiattolo: da attribuirsi a chiunque, con l'approssimarsi della cattiva stagione, si premunisce di scorte di libri, cd, dvd, ricariche telefoniche, legna per il camino, cioccolata, the esotici, stecche di incenso, gomitoli di lana colorata che intende sferruzzare (e che mai sferruzzerà!) riempie il frigo di carne, latticini, salumi come se dovesse affrontare una guerra imminente e si barrica a casa.
Non complimentatevi con me, non ho partorito io questa fantasiosa definizione, ma il concetto mi è così vicino che l'ho fatto subito mio con entusiasmo!
Mio figlio mi taccia di Asociale, io rincaro: praricamente eremita.
Ma spiegatemi perchè le stagioni si suddividono in due sottospecie:
"brutta stagione"
"bella stagione"
CHI
DOVE
COME
QUANDO
ma soprattutto
PERCHE'
???
si definisce "bella" una stagione in cui si suda, si fatica a compiere i più banali gesti quotidiani, ci si sente in dovere di organizzare viaggi estenuanti con l'obbligo di divertirsi per poi raccontarlo alla propria cerchia di amici; mentre si condanna a "brutta" una stagione così rilassante e candida come l'inverno, in cui si è tutti autorizzati a starsene al calduccio sotto le coperte al primo "etcì" (copriti, stai a casa! non andare al lavoro domani!... etc, etc, etc, con tanto di brodini caldi portati a letto da mani amorevoli), ci si possono godere letture interminabili accanto al calore del camino, si possono organizzare cene d'atmosfera (sempre accanto al suddetto camino: sempre lo stesso!), senza dover litigare con le zanzare, disperarsi perchè è finito la zampirone, pertanto invito tutti coloro che la pensano come me a fondare un club e a prodigarsi per la raccolta di adesioni, mentre io... vado a mettere su l'acqua per il thè ai frutti di bosco.
Ad un certo punto giunge il momento di prenderne atto: hai sbagliato
esse bi a gi elle i a ti o
ti si inceppa la lingua, non riesci nemmeno a pronunciare questo participio passato così doloroso, e allora deglutisci, ti costruisci delle giustificazioni ad hoc, e finisci pure col crederci, ma ciò significherà solo che si reitererà... irrimediabilmente!
rosso
giallo
blu
viola
verde
marrone
bianco
lillà
nero
Vedete com'è difficile coordinare il cervello? in casi di schizofrenia incurabile lasciatevi andare e camuffatela di... "fantasia", di solito funziona.
vi aggiorno: la tenda si farà
ROSSA !
Poi calata la sera lo chiamo(dopo che la socia mi caxxia "ma perché? sentiamo, che devi fare di più interessante, cretina che non sei altro"e altri simpatici epiteti) e gli chiedo: "che fai?", con quest'uomo mi pare assurda qualsiasi domanda. Dev'essere terribile e assieme meraviglioso provocare dei sentimenti così contrastanti nelle persone. Ti pare che ogni cosa manchi di senso per uno del genere, che ti devi inventare chissà ché per essere originale e risultare simpatica, per questo non volevo vederlo, credetemi, quest'investitura da cavaliera della tavola rotonda, questo compito di convincerlo a fare 'sto film che ancora non esiste se non sulla carta, mi stanca, ditemi quello che volete, che sono vigliacca, che non ho fiducia nelle mie capacità da sceneggiatrice, che mi piace perdere le mie occasioni per potermi poi lamentare del fallimento, ma sono spaventata e terribilmente in tensione. "Sono in albergo - mi risponde - davanti alla tivvù" veramente? "Se vuoi - mi spiega - posso fare la mitologia di me stesso e dirti che sto bevendo un whisky e fumando un sigaro, ma sono stanco morto, buttato qua sul letto, sul set si improvvisa, ho tutte le ossa incriccate, con due pose di responsabilità sul groppone". "Senti, ti richiamo domani", "domani, è perché? Guarda che posso parlare benissimo del progetto, e poi devo pur mangiare". Devi sì, gli dico, sei parecchio secco tu. "Dove mi porti di bello?" Ora, credetemi, ho quasi quarantanni (tra due anni) ma sta domanda mi lascia praticamente basita, "eh, uhm, cioè, ah, vediamo", riesco a cogitare, nebbia mentale. E che sono stanca, sono spaventata, sono innamorata del mio ruolo di fallita, mica posso cambiare nello spazio di una sera? vi pare, no?
e ancora:
ROSSI gli stivaletti,
ROSSE le ballerine,
ROSSI i mocassini,
ROSSO un improponibile colbacco.
ROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSO
ROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSO
ROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSO
......................................................................................................................
.......................................
ROSSO
era il mio colore preferito da bambina. Da che ho memoria di aver preso coscienza dei colori ricordo di averlo eletto senza ombra di dubbio a "preferito".
Poi le scelte, e quindi i periodi, come Picasso: il marrone (austero), il giallo (trasgressivo), il blu (gelido), il fuscsia (pazzo), l'arancio (solare... off course!), il nero (elegante), il bianco (candido).
Il
ROSSO
caduto in letargo, accantonato ogni volta che ero tentata di sceglierlo, occultato a me stessa quasi con vergogna.
Improvvisamente lo lascio riemergere, e scoppia fuori da ogni mio poro, ormai troppo a lungo represso: si vendica, è dappertutto, me ne rendo conto aprendo il mio armadio, un'intera anta invasa dal
ROSSO!
ROSSi un paio di vestiti,
ROSSO uno spolverino,
ROSSA una giacca a vento,
ROSSI più top,
ROSSA una sciarpa...
ROSSO perfino un giubbotto di pelle da moto, e
ROSSA la borsa piccola,
ROSSA la borsa grande,
ROSSO un giacchino di panno corto come quello di Pinocchio...ma, ora che ci penso,
ROSSO lacca perfino il mio armadio surreale
Sono andata a scegliere la tenda per la camera da letto... indovinate? ebbene sì: velluto
ROSSO cupo.
Mio marito, visionata la pezza campione che trionfante ho riportato a casa a mo' di trofeo, sta minacciando la separazione...
“Ho preso l’acqua”, gli dico, anche se si vede. Lui ha l’aria di essersi svegliato da poco. Camicia bianca, barba incolta, classico look da attore scafato, ormai imitato da tutti i maschi mori del mondo, gli occhi enormi, molto più grandi di quanto potessi immaginare: ti ci puoi specchiare dentro. E nel mio caso vedere una con il ciuffo attaccato alla fronte e una faccia rotonda, imbarazzante, rubiconda, confrontata alla sua spettrale magritudine chic con le costole in evidenza. “Ho fatto due settimane a Londra, non sai come mi sono mancati – dice rivolto al suo cornetto e cappuccino – tu prendi qualcosa?”. Eccola là, Londra, classico esergo da attore scafato in volo per il mondo. Vorrei un asciugamano da arrotolarmi in testa, dichiaro, “ora glielo chiediamo” fa lui guardando la cameriera. Mi domando se ha il senso dell’umorismo, intendo, come essere umano (magari nei film che ha fatto sì), perché se non ce l’ha per me e la mia sceneggiatura sono caxxi. “Hai letto?”, comincio, lui gira lo zucchero nel cappuccino, sospira, mi tiene sulle spine “l’idea è buona, può funzionare…”, è vago. Io dovrei blaterare convincimenti, ma non mi viene niente, solo la frase sbagliata “è il budget che ti preoccupa?”, “ma mica uno deve fare tutto per soldi, no?”, chiede, dimmelo a me, gli rispondo. Parlare di soldi è sempre imbarazzante. Parlarne con i capelli appiccicati in testa ancora di più. Ride, finalmente. Sei umano, dico, "come no", fa lui, immaginavo recitassi la parte del figo 24 ore su 24. "Ma non penserai davvero che esite gente sempre e comunque figa? è come credere a babbo natale" dichiara, infatti, dico io, io credo solo in dolce e gabbana. Lui ride di nuovo "io sono più versante Armani" dice alzando l'indice. To be continued...