agenzia destini incrociati

Una donna da sola non basta a sedurre, lasciare, dimenticare, rimanere amica di un uomo chiamato "fidanzato"

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Nome: Zie Daniela e Teresa Niente cognome. Non abbiamo il coraggio di rivelarlo, voi l'avreste?

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mercoledì, 31 ottobre 2007

   Oggi vi invito a diffidare di tutti coloro che vi circuiscono con un mieloso: "ti voglio bene come una sorella" (attenzione, vale lo stesso nella versione "fratello"!).

   Io ho un solo fratello: è pesante, rompino, petulante, esattamente come me ma... ha un merito impareggiabile:è come me. E' MIO FRATELLO! e per quel che mi riguarda aggiungerei IL MIGLIORE CHE POTESSE CAPITARMI, infatti la nostra comune memoria storica ci permette di intenderci al di là di ogni spiegazione razionale, il nostro vissuto..., i nostri trascorsi, forse semplicemente il nostro dna.

   Non è una regola fissa: tralasciando il caro, vecchio Caino, conosco personalmente chi sente i propri fratelli solo a Natale e chi, addirittura, li perde di vista per decenni (con buona pace di Maria De Filippi che altrimenti rischierebbe la cassa integrazione), perciò mi ritengo una privilegiata. 

   Poi ho delle amiche, due in particolare: due sorelle. Sono cresciuta a casa loro, e loro da me. esistono centinaia di foto dei nostri compleanni, matrimoni, battesimi, le abbiamo viste tutte: nascite, lutti, divorzi, traslochi, amo i loro figli tanto quanto loro amano il mio, le sento sorelle ma ahimè, non sono le MIE sorelle, se una di loro si ingelosisce per qualcosa che la esclude è autorizzata a farlo, se dovessi accusare io delle gelosie sarei la prima a reputarmi invadente, e già questa è una delle sostanziali differenze tra l'essere sorelle e l'essere amiche.

   Vorrei considerarmi sorella della compagna del suddetto fratello, ma anche lì casco male: è già corredata anche lei di suo.

   Ho altre amiche, poche ma fidate, a cui mi sento sinceramente legata, ma... non sono sorelle, nè più nè meno: semplicemente questo: non lo sono di fatto.

   Per questo diffido di tutti coloro che declamano con enfasi: "ti voglio bene come una sorella!".

   In questa affermazione si evince, seppur tacitamente, la volontà di esternare un "perdono" che già è difficile elargire col beneplacido del dna, figuriamoci aggratis.

   Ma PERCHE' dovresti volermi bene come una sorella, e non ti bastano le tue? E poi ci conosciamo appena da due settimane! Se tu fossi davvero mia sorella ti ricorderesti che tutte le sante Pasque ti rubavo la cioccolata dell'uovo che tu, da brava formichina, ti razionavi..., se tu fossi mia sorella ricorderesti che litigavamo per il bagno libero.

   E' per questo che il tuo dire emana un così forte cattivo odore, già... è proprio così: mi puzza, sentirtelo dire mi fa rizzare quei peli sul braccio che il mio amico Adolfo tanto apprezza, perciò, per favore, risparmiami cotanto amor-fraterno, preferisco un più parco sentimento di rispetto, ti esento perfino dalla simpatia, perchè tanto io non ti amerò mai "come una sorella!"

postato da: presidenta alle ore 22:29 | link | commenti (8)
categorie: sforamenti mentali
lunedì, 29 ottobre 2007

ok, comincio io

Ok, comincio io. Compio quei piccoli gesti d'accoglienza e dedizione indispensabili a consolidare una relazione. Qualcuno deve dare il 'la'. Allora compro i tuoi biscotti preferiti, leggo le tue cose. Mi appassiono ai tuoi oggetti, mi chiedo se frequentarmi/ti renda migliori.
Hai presente l'attacco di un'orchestra? Per suonare buona musica, bisogna tenere il tempo. Per suonare buona musica bisogna essere insieme (basta essere in due, mica la moltitudine qua sotto).
postato da: presidenta alle ore 16:05 | link | commenti (5)
categorie: confidenze, letteratura, outing, vivendo, sforamenti mentali
venerdì, 26 ottobre 2007

Cosa cerco di fare (II)

La tua faccia, mi appare leggiadra 
quanto un mal di pancia.
Eppure è una faccia con un suo perché.
Sogno di essere inscalfibile
 e tento di archiviarla in maniera pacifica.
Dicono, che col tempo,
diventi persino simpatica l'indimenticabilità dell'onta ricevuta.
Ti metti in mezzo,
io evito, accuratamente.
Sospetto che nessuno al mondo mi premierà per questo,
sospetto che un vaffanxxxo al momento giusto
"valga quanto due anni di analisi",
come mi vaticinò un mio ex caporedattore.

Spero di essere dissuasa,
dallo sfancuxxxe chiunque,
intanto.
che mi diventerebbe quasi un lavoro,
a farlo a tempo pieno.
"Eh!, magari, troppo facile", osservi tu,
che sei uno pratico e, mentre guidi,
 sfancxxi cantando, con dubbi risultati.

giovedì, 25 ottobre 2007

Cosa cerco di fare

E mi do da fare,

tento di convincere chiunque,

metto in fila parole,

con la grazia severa

di cazzute ballerine,

in cerca di un buon ingaggio.

postato da: presidenta alle ore 12:50 | link | commenti (8)
categorie: confidenze, letteratura, outing, vivendo, irragionevolmente
mercoledì, 24 ottobre 2007

La tua collezione di abbandoni

Ho fatto appena in tempo,

pensa, un altro po' e sarei riuscita

a volerti bene,

tu invece sei uno di quelli che s'incattiviscono

e ostentano indifferenza, davanti a un silenzio.

Ma di quante attenzioni hai bisogno,

e perché diavolo dovresti meritarne più di me?

Su quali basi?

Eppure avrei dovuto ancorarmi meglio, non credi?,

per reggere il peso di entrambi.

Perché lo fai?

ti sei sentito messo da parte,

dici tu,

mentre collezioni abbandoni

e ti fai bello del tuo dolore,

ma raccontati la verità; almeno,

scruta i cocci: frammisti,

suddivisi in due porzioni uguali,

perché da parte, a guardare,

ti ci eri messo da solo.

 

 

lunedì, 22 ottobre 2007

   Confessioni

   ebbene sì,

                 confesso:

     Sono stata io a gettare la vernice rossa nella

                                Fontana di Trevi !    

postato da: presidenta alle ore 20:53 | link | commenti (7)
categorie:

   Lo hanno definito la sindrome dello scoiattolo: da attribuirsi a chiunque, con l'approssimarsi della cattiva stagione, si premunisce di scorte di libri, cd, dvd, ricariche telefoniche, legna per il camino, cioccolata, the esotici, stecche di incenso, gomitoli di lana colorata che intende sferruzzare (e che mai sferruzzerà!) riempie il frigo di carne, latticini, salumi come se dovesse affrontare una guerra imminente e si barrica a casa.

   Non complimentatevi con me, non ho partorito io questa fantasiosa definizione, ma il concetto mi è così vicino che l'ho fatto subito mio con entusiasmo!

   Mio figlio mi taccia di Asociale, io rincaro: praricamente eremita.

   Ma spiegatemi perchè le stagioni si suddividono in due sottospecie:

                         "brutta stagione"

                         "bella stagione"

                                    CHI

                                   DOVE  

                                   COME

                                QUANDO

ma soprattutto

                                 PERCHE'

                                    ???

si definisce "bella" una stagione in cui si suda, si fatica a compiere i più banali gesti quotidiani, ci si sente in dovere di organizzare viaggi estenuanti con l'obbligo di divertirsi per poi raccontarlo alla propria cerchia di amici; mentre si condanna a "brutta" una stagione così rilassante e candida come l'inverno, in cui si è tutti autorizzati a starsene al calduccio sotto le coperte al primo "etcì" (copriti, stai a casa! non andare al lavoro domani!... etc, etc, etc, con tanto di brodini caldi portati a letto da mani amorevoli), ci si possono godere letture interminabili accanto al calore del camino, si possono organizzare cene d'atmosfera (sempre accanto al suddetto camino: sempre lo stesso!), senza dover litigare con le zanzare, disperarsi perchè è finito la zampirone,  pertanto invito tutti coloro che la pensano come me a fondare un club e a prodigarsi per la raccolta di adesioni, mentre io... vado a mettere su l'acqua per il thè ai frutti di bosco.

postato da: presidenta alle ore 15:56 | link | commenti (3)
categorie: vivendo

VI Ciak: due cose che m'insegna l'attore

Già lo intravedo attraverso i vetri della porta. È seduto nella hall accanto a un tizio vestito di nero, con occhiali di celluloide neri e basettone nere, avanzo verso di loro e sento il suo vicino argomentare con slancio: “sostanzialmente ‘sto fatto che xxxxxx non usa un copione fisso non è un gran casino come sembra, è sperimentazione”, poi mi vede e si blocca, pare non desideri, per nulla al mondo,  mettermi a parte di quello che considera un segreto di stato. L’attore me lo presenta: “lui è uno degli assistenti alla regia”, “sostanzialmente sono il quarto uomo - si auto-definisce l’altro guardandomi fisso, parecchio interdetto – uhm, eheeee, voi due che fate, adesso, un giro per la città, sostanzialmente?”. È innamorato pazzo dell’avverbio sostanzialmente, è evidente. “Mangiamo – gli risponde l’attore – e parliamo di lavoro, no?” conclude guardando me che, in risposta, mi contemplo le scarpe accartocciandomi su me stessa, “la troupe è tutta da xxxxx, se volete unirvi a loro”. “Sì lo so – si schernisce l’attore – ma stasera no, volevo stare più tranquillo”. Tutt’a un tratto erompe un diluvio di arpeggi techno: all’assistente squilla il cellulare, “ah, sì – gli sento dire –, sostanzialmente sono stanco morto, quand’è che tu rientri in Italia?”. Lo ripete all’interlocutore invisibile un paio di volte, “sì, ma quando rientri in Italia, sostanzialmente?”. L’attore ne approfitta per farmi un cenno e svignarsela, l’assistente mette una mano sul ricevitore e gli ricorda “domani l’auto della produzione passa a prenderti prima, tipo alle sette e mezza: lo sai che ti devi tagliare i capelli per la prossima scena” “cioè? Dove stava scritto? Perché?” s’informa l’attore con una nota di allarme, l’assistente ha un attimo d’imbarazzo, si guarda attorno prima di spararla “rasati, no? Sostanzialmente…”. E l’attore usa la sua voce, calibrata da master di recitazione frequentati qua e là per il mondo, a dirgli “’sto caxxo, nel contratto non se ne parlava, i capelli così sono e così rimangono”. “Però ti passano a prendere prima, no?”, ribadisce l’assistente, l’attore tentenna e lui, supplichevole, “e dai!”, “quello magari sì, perché ti voglio bene”.
Ecco, stasera l’attore mi svela due cose: se lavori per qualcuno gli stai a fare un favore, mica il contrario, e che la gente deve sempre e comunque darsi un tono, ribadire il suo ruolo anche fuori dal set, come fanno lui e l’assistente, è parte del gioco. Dopo questo siparietto, convincerlo a lavorare con noi scalcagnati?, la vedo dura.
postato da: presidenta alle ore 14:17 | link | commenti
categorie: confidenze, letteratura, vivendo, cinema che non si vede
sabato, 20 ottobre 2007

   Ad un certo punto giunge il momento di prenderne atto: hai sbagliato

                      esse bi a gi elle i a ti o

   ti si inceppa la lingua, non riesci nemmeno a pronunciare questo participio passato così doloroso, e allora deglutisci, ti costruisci delle giustificazioni ad hoc, e finisci pure col crederci, ma ciò significherà solo che si reitererà... irrimediabilmente!

postato da: presidenta alle ore 22:49 | link | commenti (11)
categorie:
venerdì, 19 ottobre 2007

rosso

        giallo

                 blu

                      viola

                             verde

                                       marrone

                                                     bianco

                                                               lillà

                                                                     nero

   Vedete com'è difficile coordinare il cervello? in casi di schizofrenia incurabile lasciatevi andare e camuffatela di... "fantasia", di solito funziona.  

   vi aggiorno: la tenda si farà

                                               ROSSA !                          

postato da: presidenta alle ore 21:56 | link | commenti (4)
categorie: tanto per dire

Ciak 5: cenare sì, ma dove?

Poi  calata la sera lo chiamo(dopo che la socia mi caxxia "ma perché? sentiamo, che devi fare di più interessante, cretina che non sei altro"e altri simpatici epiteti) e gli chiedo: "che fai?", con quest'uomo mi pare assurda qualsiasi domanda. Dev'essere terribile e assieme meraviglioso  provocare dei sentimenti così contrastanti nelle persone. Ti pare che ogni cosa manchi di senso per uno del genere, che ti devi inventare chissà ché per essere originale e risultare simpatica, per questo non volevo vederlo, credetemi, quest'investitura da cavaliera della tavola rotonda, questo compito di convincerlo a fare 'sto film che ancora non esiste se non sulla carta, mi stanca, ditemi quello che volete, che sono vigliacca, che non ho fiducia nelle mie capacità da sceneggiatrice, che mi piace perdere le mie occasioni per potermi poi lamentare del fallimento, ma sono spaventata e terribilmente in tensione. "Sono in albergo - mi risponde - davanti alla tivvù" veramente? "Se vuoi - mi spiega - posso fare la mitologia di me stesso e dirti che sto bevendo un whisky e fumando un sigaro, ma sono stanco morto, buttato qua sul letto, sul set si improvvisa, ho tutte le ossa incriccate, con due pose di responsabilità sul groppone". "Senti, ti richiamo domani", "domani, è perché? Guarda che posso parlare benissimo del progetto, e poi devo pur mangiare". Devi sì, gli dico, sei parecchio secco tu.  "Dove mi porti di bello?" Ora, credetemi, ho quasi quarantanni (tra due anni) ma sta domanda mi lascia praticamente basita, "eh, uhm, cioè, ah, vediamo", riesco a cogitare, nebbia mentale. E che sono stanca, sono spaventata, sono innamorata del mio ruolo di fallita, mica posso cambiare nello spazio di una sera?  vi pare, no?

postato da: presidenta alle ore 14:58 | link | commenti (12)
categorie: confidenze, letteratura, vivendo
giovedì, 18 ottobre 2007

Ciak 4: Svariati deliri in atto unico

“Hai dei figli?”, mi chiede, “no, no, ho una vita sentimentale terribilmente complicata, al momento…”, spalanca gli occhi “cioè?”, un giorno ti racconterò, magari, se lavoreremo insieme (ecco, questa è una frase convincente) “ah! Mi diceva, B.G. (la sua agente n.d.a.), che questa è la tua prima sceneggiatura, sulla carta… ma lo saprai già se no non saremmo qui a parlarne – ribadisce guardandomi dritta in faccia –, è scritta bene, da anni non mi divertivo tanto a leggere, ti hanno già detto che hai tempi comici da cronometro?”. No, ma ho un senso del ridicolo molto sviluppato, questo sì, dev’essere genetico. “Genetico?”, anche la mia vita familiare è terribilmente complicata, quando ride ha dei denti talmente perfetti che mi viene voglia di correre dal mio orto-dentista e farmi appiccicare subito un apparecchietto d’acciaio infernale sui miei, così, per sperimentare un sorriso da Hollywood. Tanto che gli chiedo: ma tu soffri mai di mal di denti? Non so nemmeno come il mio cervello bislacco, abbia potuto caxxxe una domanda del genere, “eh?!”, fa lui, “certo – risponde, facendo di sì con la testa, pieno di veemenza – sei mesi fa ho dovuto prendere un aereo, ho il mio dentista di fiducia a Roma, sai?, le mani in bocca me le mette solo lui”. Ma dai!. “Se è per questo soffro pure di mal di schiena”, ma dai! Io ho la cervicale. Andiamo avanti così per un paio di minuti a raccontarci gli acciacchi alle ossa tipo i vecchietti dell’ospizio. Fai meditazione trascendentale? Sai David Lynch verrà in città a parlare di yoga, pace e meditazione , "chi?, il regista? a Palermo?", vero, deve aver valutato che ne abbiamo particolarmente bisogno, della meditazione, in città, mica per altro “comunque no, io faccio sport piuttosto, corsa, bici, impatto col terreno, guarda che sono un uomo qualsiasi, mica sto tanto in pace con me stesso”, anch’io! Salto su piena d’entusiasmo, sono una donna qualsiasi! Mai stata tanto felice di esserlo. Penso che non ci sia niente di più sottilmente snob di considerarsi “uno che fa un lavoro come un altro, e ha un sacco di tempi morti da gestire fra un set e l’altro”,come mi spiega. Chiacchieriamo, parliamo perfino di suo nonno, delle sue vacanze sulla riviera ligure, del segno zodiacale, di previsioni per il futuro. Io tiro fuori un volume che avevo in borsa, e gli consiglio “se cerchi da leggere la libreria fxxxxxx sta qua dietro, sono gentili”. Parliamo di scrittori, citiamo frasi a memoria, ridiamo. Lui mi confessa “farei di tutto per lavorare in America, guarda, gli attori che non lo ammettono sono bugiardi, secondo me. La vita lì è difficile, l’ho provata sulla mia pelle, ma i film, mamma mia, quelli sono opere d’arte, Leonardo, Caravaggio, Raffaelo, che credi? Nascessero adesso lavorerebbero al cinema, sicuro!”. E gli italiani?, "ci sono i fuoriclasse, ci sono i poeti". Ma ‘sto film nostro lo fai, sì o no? Chiedo, e lui, risponde con un’altra domanda, spiazzante, “te lo dico dopo, ora mi passano a prendere dalla produzione, ma stasera, che dici?, ceniamo assieme?” secondo voi, io che rispondo? “mah, vediamo, ti posso richiamare più tardi?”. Si alza in piedi per salutarmi e mi accorgo che indossa pantaloni di pelle nera e un paio di anfibi pesantissimi, con una para di almeno cinque centimetri, che lo fanno più alto, e lo aiutano a sovrastarmi di svariati palmi. “Cioè? Mi richiami dopo?” ripete come per sincerarsi di aver inteso bene la cazzata del secolo. E io la confermo “sì, sì, ti richiamo io”. Dopo, ci ho una certa paura a chiamare la socia per dirglielo, che ho rimandato...
postato da: presidenta alle ore 14:02 | link | commenti (15)
categorie: confidenze, letteratura, vivendo
mercoledì, 17 ottobre 2007

   e ancora:

                              ROSSI gli stivaletti,

                              ROSSE le ballerine,

                              ROSSI i mocassini,

                              ROSSO un improponibile colbacco.

ROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSO

ROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSO

ROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSOROSSO

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postato da: presidenta alle ore 22:10 | link | commenti (9)
categorie: irragionevolmente

                              ROSSO

   era il mio colore preferito da bambina. Da che ho memoria di aver preso coscienza dei colori ricordo di averlo eletto senza ombra di dubbio a "preferito".

   Poi le scelte, e quindi i periodi, come Picasso: il marrone (austero), il giallo (trasgressivo), il blu (gelido), il fuscsia (pazzo), l'arancio (solare... off course!), il nero (elegante), il bianco (candido).

   Il

                             ROSSO

caduto in letargo, accantonato ogni volta che ero tentata di sceglierlo, occultato a me stessa quasi con vergogna.

   Improvvisamente lo lascio riemergere, e scoppia fuori da ogni mio poro, ormai troppo a lungo represso: si vendica, è dappertutto, me ne rendo conto aprendo il mio armadio, un'intera anta invasa dal

                             ROSSO!

                             ROSSi un paio di vestiti,

                             ROSSO uno spolverino,

                             ROSSA una giacca a vento,

                             ROSSI più top,

                             ROSSA una sciarpa...

                             ROSSO perfino un giubbotto di pelle da moto, e

                             ROSSA la borsa piccola,

                             ROSSA la borsa grande,

                             ROSSO un giacchino di panno corto come quello di Pinocchio...ma, ora che ci penso,

                             ROSSO lacca perfino il mio armadio surreale

   Sono andata a scegliere la tenda per la camera da letto... indovinate? ebbene sì: velluto

                             ROSSO cupo.

   Mio marito, visionata la pezza campione che trionfante ho riportato a casa a mo' di trofeo, sta minacciando la separazione... 

postato da: presidenta alle ore 21:34 | link | commenti (1)
categorie: irragionevolmente

Ciak 3: L'incontro sceneggiatrice - possibile protagonista

“Ho preso l’acqua”, gli dico, anche se si vede. Lui ha l’aria di essersi svegliato da poco. Camicia bianca, barba incolta, classico look da attore scafato, ormai imitato da tutti i maschi mori del mondo,  gli occhi enormi, molto più grandi di quanto potessi immaginare: ti ci puoi specchiare dentro. E nel mio caso vedere una con il ciuffo attaccato alla fronte e una faccia rotonda, imbarazzante, rubiconda, confrontata alla sua spettrale magritudine chic con le costole in evidenza. “Ho fatto due settimane a Londra, non sai come mi sono mancati – dice rivolto al suo cornetto e cappuccino – tu prendi qualcosa?”. Eccola là, Londra, classico esergo da attore scafato in volo per il mondo. Vorrei un asciugamano da arrotolarmi in testa, dichiaro, “ora glielo chiediamo” fa lui guardando la cameriera. Mi domando se ha il senso dell’umorismo, intendo, come essere umano  (magari nei film che ha fatto sì), perché se non ce l’ha per me e la mia sceneggiatura sono caxxi. “Hai letto?”, comincio, lui gira lo zucchero nel cappuccino, sospira, mi tiene sulle spine “l’idea è buona, può funzionare…”, è vago. Io dovrei blaterare convincimenti, ma  non mi viene niente, solo la frase sbagliata “è il budget che ti preoccupa?”, “ma mica uno deve fare tutto per soldi, no?”, chiede, dimmelo a me, gli rispondo. Parlare di soldi è sempre imbarazzante. Parlarne con i capelli appiccicati in testa ancora di più. Ride, finalmente. Sei umano, dico, "come no", fa lui, immaginavo recitassi la parte del figo 24 ore su 24. "Ma non penserai davvero che esite gente sempre e comunque figa? è come credere a babbo natale" dichiara, infatti, dico io, io credo solo in dolce e gabbana. Lui ride di nuovo "io sono più versante Armani" dice alzando l'indice.  To be continued...

postato da: presidenta alle ore 14:47 | link | commenti (3)
categorie: confidenze, letteratura, vivendo