La giornata di lavoro ormai volge al termine, la collega sbuffa:
"Che voglia di una sigaretta!",
"Che schifo!",
mi scappa, per tutta risposta.
"Meglio dipendere da una sigaretta che da un Uomo"
ridacchia, l'emancipata rampante...
La giornata di lavoro è stata una mxxxxa peggio delle altre, in mezzo a colleghi altrettanto di mxxxxa, non riesco a trattenermi dall'enunciare la mia stronzata quotidiana: è più forte di me, perciò le lancio un'occhiata in tralice e, con odiosa aria di superiorità, mi diverto a spiazzarla con un lapidario:
"No se dipendi da un Uomo intelligente! Non immagini nemmeno quanto possa essere gratificante!"
Tu ti meriti un miracolo. Le attenzioni che mi dai non mi sembrano più dovute, mi appaiono per quello che sono: un assurdo miracolo, appunto. Senza obblighi o richieste. Roba che succede una volta su un milione. Non darlo per scontato: siamo ospiti nella vita affettiva di chiunque altro. Tu dirai: ma se mi spalancano le porte! E io dirò: proprio per questo bussa e chiedi permesso. Perché bisogna meritarselo, un vero miracolo.
È giusto che il mondo ci spezzi. Perché insieme potevamo essere magnifici. Tutta forza e pazza competizione. Mamma mia che belli che saremmo stati. Pure i sassi ci avrebbero invidiato. Chiunque si sarebbe voltato a guardarci. E alla lunga l'avremmo avuta vinta. Ma non abbiamo retto. Ed è giusto così: che il mondo ci spezzi.

Ok, è mia sorella, ok, sono di parte.
Forse non avrei dovuto farlo: è una confidenza. Le confidenze non si tradiscono. Lei è la piccola di casa, e lo resterà sempre anche se ha quasi trent'anni. Questa canzone l'ha scritta lei.
Si chiama, appunto, Le tue confidenze.

Mail ore 9,18
sei agitata?
non capisco, perché?
voglio dire, il sono il principe degli agitati. no, meglio, ansiosi.
ormai non dormo più la notte, non ho un soldo, mi sono licenziato, casini, e pure ho una voglia di spaccare cxxi e spostare montagne, dani, che è pazzesca.
mi sto preparando al film, sarà un delirio, e dunque io mi aprirò la camicetta sul petto, sfoggerò la mia tuta da supereroe, e salverò il film (e il mondo).
io sono sicuro, bellamia, che prima o poi mi verrà un colpo che mi stenderà.
portami fiori sempre freschi sulla mia tombola.
baci tanti
v.
Link: http://almamovie.it

Il verbo cedere, fra i suoi sinonimi presenta: sottomettersi e arrendersi. Di cedimento si legge: sprofondamento. Ora, ditemi, nessuno vuole sottomettersi, arrendersi, né tantomeno sprofondare. Ma io ho deciso: “di cedere alla passione, di lasciarmi invadere dalle persone e dalle cose che amo”. Sono un personaggio secondario. Solo io sono certa di possedere un talento sommerso, di cui nessuno è a conoscenza. Per questo non ricevo sostegno alcuno. Il mondo resta sordo a chi è sordo come me. Io stessa non mi ascolto perché ho una paura superiore alla paura: quella di desiderare la felicità. Devo arrendermi, consegnarmi mani e piedi alla vita. Devo lasciarmi inondare, lasciare che mi si pieghino le ginocchia, se incontro qualcuno che mi piace, e piangere e abbandonarmi alla sensazione struggente, davanti all’ultima pagina di un libro che ho amato, di qualcosa ormai andato per sempre. Le sensazioni bisogna lasciarle arrivare e lasciarle andare.
Ho visto un film. Ho deciso di cedere alla lacrime mentre lo guardavo, perché era bello, meritava rispetto. Lo seguivo per lavoro e stringevo forte in mano un fazzolettino di carta. Cercavo di non farmi sgamare dai colleghi, poi una, accanto a me, ha chiesto, tirando su col naso, «non è che hai un cleenex?», e lì ho compreso di essere parte di un tutt’uno: piangevo insieme ad altre colleghe femmine, spudoratamente. I maschi erano coscienti di essere degli esclusi. Questo ha perorato ancor di più la causa: cedere. Quando alla proiezione è seguita la conferenza stampa e ho potuto ascoltare, direttamente dalla regista e sceneggiatrice e dalla protagonista, la nascita del film, ho ancora avuto voglia di piangere. Di cedere. Ho capito che già loro due avevano ceduto, dichiarato al mondo intero l’amore per il proprio lavoro, e che non se ne vergognavano, non la consideravano una presunzione pazzesca, anzi, era quella la loro forza. Niente mi è sembrato più giusto, più bello, più chiaro, “per questo tutti vogliono scrivere, per questo tutti sognano il cinema: perché è meraviglioso – ho pensato –, porca miseria, cediamo alla verità”.

Stigghi, il mio gatto altrimenti detto "Palladipelo", ha l'aria malinconica, la testina storta e indispettita mentre osserva tra le sbarre del balcone a petto la colomba che vorrebbe agguantare.
Povero Stigghi! Prigioniero delle nostre carezze, imprigionato fra i nostri,... suoi, cuscini...
Lo sa lui che, se quelle sbarre non ci fossero a imprigionarlo, a proteggerlo, lui volerebbe giù nel vuoto nel tentativo di saltare verso l'ambita preda?
Mi chiedo dunque quante volte ci siamo lamentati per una mancata libertà, inconsapevoli del fatto che un rischio era lì ad attenderci.
Ho dovuto aspettare questo momento per capire finalmente tutti i no di mio padre... e perdonarlo.
Carissimo,
Da me: (sms) ti ho spedito il romanzo. Scriverò su di te nel blog, ragazzo S.
Da te: (sms) ho letto l'incipit e sono emozionato.
Guest star del post Valentina sister about proxxd land, dove bivacco tutto il giorno:
Perché una ha sempre un difetto da coprire. Che so: un culo grosso, un paio di gambe a icz , oppure la panza da prima gravidanza "tipo sui due mesi abbondanti". A cercare trovi sempre. Perché una ha sempre visto qualcosa in una vetrina. Qualcosa che solo lei vede, oltre il manichino e l'etichetta col prezzo. Comprare è cadere in preda a una specie di visione. È vedere i puttini con indosso completi armani. Comprare è cercare l'acqua nel deserto. Comprare è entrare nel camerino a provare e farsi le foto col telefonino per ripensarci a casa. Comprare è valutare un futuro insieme: te e quel vestito lì. Comprare è scegliere un vestito e vederlo nel negozio accanto a metà prezzo. Comprare è anche questo: sentirsi traditi. Comprare è riflettere per ore se ne vale la pena. Comprare è portare a casa un estraneo: un nuovo acquisto, tipo un giocatore fresco di maglia. Comprare è indossare subito il vestito è uscire così, dicendo alla commessa: mi metta in busta quello vecchio. Comprare è pensare "non è che così mi si vedono troppo le tette?". Comprare è pensare "ma così mi si vedono troppo poco le tette, e che me lo compro a fare un abito se non mi valorizza?'"

Un'aquila vede dall'alto un topolino e si getta in picchiata
scende
scende
scende
scende
scende
scende
scende
è quasi arrivato a prenderlo:
"No..., questo l'ho già letto..."
E' ricominciato l'inverno, e, puntuale, il palinsesto ripropone: "C'è posta per te".
Mi metto lì sul divano, la mia scorta di fazzolettini, aspettando di spremere le mie due lacrimucce settimanali che mi aiuteranno a farmi sentire una persona fortunata perchè, per quanto abbia una madre col suo bel caratterino, le mie liti con lei si risolvono nel giro di una telefonata, due al massimo...
deludente!
Nella trasmissione-terapia quest'anno c'è una chicca in più: Maria De Filippi che si commuove!
Ma ad un certo punto mi chiedo quanto, comunque, alla fine restiamo bastardi inside, e, sorprendendomi a riflettere che sì, siamo bravi a fare "BUUU" al cattivone di turno che chiude la busta rifiutando il perdono, ammetto con me stessa che io sarei una di quelle, d'altra parte la mia fama di stronza mi avvolge in un alone noto ai più.
E partorisco la mia genialata serale: propongo la messa in onda di una versione rivisitata e corretta di
"C'è posta per te"
In questa nuova edizione inviteremo gli ospiti a convocare tutti coloro a cui vorrebbero dire che gli stanno sul cxxxo, per mandarli finalmente a vfc senza ripensamenti, nè sensi di colpa, anzi, con il beneplacido degli astanti che, me compresa, la smetteranno di dover cercare il fazzolettino per tergersi la lacrimuccia per convincersi che, se si commuovono, allora tanto pezzi di mxxxa non siamo!
Andare controcorrente è l'unica via per salvarsi dalla voglia strisciante di quella dolcezza che attenta al nostro diabete.
(...) ecco, ci siamo! ci sono momenti in questo libro che mi straziano dentro, mi mandano in mille pezzi, non ce la faccio. comincio con l'editing, segno in rosso, torno indietro e rileggo, sì, ok, faccio, ok, andiamo avanti, incoraggio me stessa ma ho il terrore di leggere una riga in più. ci sono regole per gli editor? dove lo imparo a lavorare sulla scrittura degli altri e contemporaneamente a tenermi a distanza? ci sono formule chiare, qualcuno che mi dica, sì, dai, taglia qui, sposta i capitoli, entra nella testa di questo personaggio, entra nelle viscere di questo scrittore, guardale! ecco qui le sue budella, toccale! ma non farti contaminare.
tu stai tranquilla, amica mia, ti dirò che il libro funziona - userò questa parola, come se invece di avere davanti il tuo romanzo c'avessi di fronte un motore, una macchina, funziona, ti dirò. c'è una storia d'amore finita, un'altra che comincia, brava, le emozioni! è commovente, hai scritto una cosa bella, vendibile (così dirò, della tua vita, delle persone che hai fatto entrare nel libro - persone che sono vere e che adesso sono personaggi consegnati alle lettere! dirò: vendibile. e non ti racconterò che ho pianto, che ho allontanato la sedia all'indietro puntando le mani sul bordo del tavolo, che sono andata in cucina per cercare di respirare, che mi sento ora viva e morta insieme. che ho paura.
dimmi che ne pensi, mi chiedi, ecco qua: continua a scrivere, la traccia va bene, la direzione c'è, solo non hai scelto se usare la terza persona o la prima come nella prima stesura. deciditi. (...) racconta qualcosa, episodi, vai avanti e indietro col tempo dei ricordi e il tempo del presente. leggo le nuove bozze appena hai fatto. ciao.
da questo blog: mattatoia.splinder.com
Se ami giocare con la vita non sei ritenuto "impegnato" e se non sei "impegnato" rischi che la tua intelligenza venga presa sottogamba.
Insomma: per essere considerato "intelligente" devi dire-fare-baciare-scrivere COSE PALLOSE! ma che siano ESTREMAMENTE PALLOSE! E più sono pallose e più tu sei impegnato e quindi più intelligente!
Io che ho la presunzione di non temere che la mia intelligenza venga messa in discussione perseguo la leggerezza: troppi i cretini in giro che, per affermare (soprattutto a se' stessi) l'intelligenza, ci asfissiano facendoci ogni giorno du' palle così!
Proposta: sabotiamo tutti i rompipalle e
GODIAMOCI LA VITA!
AUGH