agenzia destini incrociati

Una donna da sola non basta a sedurre, lasciare, dimenticare, rimanere amica di un uomo chiamato "fidanzato"

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Nome: Zie Daniela e Teresa Niente cognome. Non abbiamo il coraggio di rivelarlo, voi l'avreste?

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sabato, 29 settembre 2007

   La giornata di lavoro ormai volge al termine, la collega sbuffa:

                      "Che voglia di una sigaretta!",

                               "Che schifo!",

    mi scappa, per tutta risposta.

   "Meglio dipendere da una sigaretta che da un                                    Uomo"

ridacchia, l'emancipata rampante...

   La giornata di lavoro è stata una mxxxxa peggio delle altre, in mezzo a colleghi altrettanto di mxxxxa, non riesco a trattenermi dall'enunciare la mia stronzata quotidiana: è più forte di me, perciò le lancio un'occhiata in tralice e, con odiosa aria di superiorità, mi diverto a spiazzarla con un lapidario:

   "No se dipendi da un Uomo intelligente! Non immagini nemmeno quanto possa essere gratificante!"

postato da: presidenta alle ore 15:37 | link | commenti (11)
categorie: confidenze
venerdì, 28 settembre 2007

Ti meriti un miracolo

Tu ti meriti un miracolo. Le attenzioni che mi dai non mi sembrano più dovute, mi appaiono per quello che sono: un assurdo miracolo, appunto. Senza obblighi o richieste. Roba che succede una volta su un milione. Non darlo per scontato: siamo ospiti nella vita affettiva di chiunque altro. Tu dirai: ma se mi spalancano le porte! E io dirò: proprio per questo bussa e chiedi permesso. Perché bisogna meritarselo, un vero miracolo.

giovedì, 27 settembre 2007

Che il mondo ci spezzi

È giusto che il mondo ci spezzi. Perché insieme potevamo essere magnifici. Tutta forza e pazza competizione. Mamma mia che belli che saremmo stati. Pure i sassi ci avrebbero invidiato. Chiunque si sarebbe voltato a guardarci. E alla lunga l'avremmo avuta vinta. Ma non abbiamo retto. Ed è giusto così: che il mondo ci spezzi.

postato da: presidenta alle ore 10:49 | link | commenti (4)
categorie: confidenze, letteratura, outing, vivendo
martedì, 25 settembre 2007

Le confidenze di mia sorella (i love you sister)

Ok, è mia sorella, ok, sono di parte.

Forse non avrei dovuto farlo: è una confidenza. Le confidenze non si tradiscono. Lei è la piccola di casa, e lo resterà  sempre anche se ha quasi trent'anni. Questa canzone l'ha scritta lei.

Si chiama, appunto, Le tue confidenze.

postato da: presidenta alle ore 13:56 | link | commenti (7)
categorie: confidenze, tanto per dire, outing, irragionevolmente

Dice Vittorio

Mail ore 9,18 

sei agitata?
non capisco, perché?
voglio dire, il sono il principe degli agitati. no, meglio, ansiosi.
ormai non dormo più la notte, non ho un soldo, mi sono licenziato, casini, e pure ho una voglia di spaccare cxxi e spostare montagne, dani, che è pazzesca.
mi sto preparando al film, sarà un delirio, e dunque io mi aprirò la camicetta sul petto, sfoggerò la mia tuta da supereroe, e salverò il film (e il mondo).
io sono sicuro, bellamia, che prima o poi mi verrà un colpo che mi stenderà.
portami fiori sempre freschi sulla mia tombola.
baci tanti
v.

Link: http://almamovie.it

http://vittoriobongiorno.blogspot.com

postato da: presidenta alle ore 13:35 | link | commenti
categorie: confidenze, tanto per dire, outing, vivendo, irragionevolmente
lunedì, 24 settembre 2007

La parte della protagonista

“Il protagonista porta avanti la storia”, spiegano durante un workshop di sceneggiatura. Assisto, attentissima, in prima fila, arrotolandomi ciocche di capelli attorno all’indice “Il protagonista fa delle cose”. Compie le azioni. Bella scoperta. Il protagonista è protagonista appunto per questo, no?. Il protagonista ama. Ascolto con la mia miglior faccia da tolla, espressione del tono: “sentiamole, ‘ste banalità, che faccio? Prendo pure appunti?”. Il protagonista lotta per crescere. Si fa sentire, dopo le prime difficoltà prende posizione, così nasce la storia. Lo dicono i filmaker americani. Esiste un Arco di trasformazione del personaggio, messo nero su bianco, l’ha scritto una tale che si chiama Dara Marks. La maggior parte di chi assiste si affretta a sottolineare “io l’ho letto, io pure, io pure”. Una ragazza con gli occhiali osserva “altrimenti sarebbe come nella vita, in cui ognuno di noi ripete sempre gli stessi errori”. Resto zitta. Qualcuno legge stralci da una scena a due, lui dice a lei “vorrei che tu restassi qui con me”. Fa una richiesta precisa, il protagonista. Se applico il principio a me stessa, all’unica cosa che davvero mi appartiene: la mia vita, devo ammettere che sono un personaggio secondario. Io non cresco. Al massimo cambio espressione. Lo sto facendo adesso: mi acciglio. “Il protagonista lotta contro i suoi limiti” continuano a spiegare. Quando non contro gli invasori, magari provenienti da un altro pianeta. Io non arringo nessuno, non distribuisco iniezioni di fiducia, abbandono il campo mentre infuria la battaglia. Niente parte da protagonista, per me. Mi agito sulla mia stupida sedia in prima fila. Vorrei scappare pure da lì. Mai fatto niente se non dare preoccupazioni e struggimenti per la mia inadempienza. Mai amato, penso, oddio, mai amato 'attivamente', e vorrei scappare da lì. Sono stata amata forse, sopravvalutata, inseguita. Mi convinco che ho bisogno di fumare, di uscire. “Il protagonista porta avanti la storia””, ripetono. Esco dalla stanza. Non ho mai macinato chilometri per vedere qualcuno, chiesto scusa o messo l’altro alle strette, davanti a quello che gli script editor chiamano “momento della verità” me ne sono guardata bene. La posta in gioco era troppo alta: avrebbero potuto farlo con me. Vi pare?
“Codarda”, hai detto tu.
Nessuno mi darà una parte da protagonista, penso azzannando una sigaretta, nessuno. Scuoto la testa, nessuno.
A meno che non mi decida a prendermela. Da sola.
postato da: presidenta alle ore 10:08 | link | commenti (4)
categorie: letteratura, outing, vivendo

Cediamo alla verità

Il verbo cedere, fra i suoi sinonimi presenta: sottomettersi e arrendersi. Di cedimento si legge: sprofondamento. Ora, ditemi, nessuno vuole sottomettersi, arrendersi, né tantomeno sprofondare. Ma io ho deciso: “di cedere alla passione, di lasciarmi invadere dalle persone e dalle cose che amo”. Sono un personaggio secondario. Solo io sono certa di possedere un talento sommerso, di cui nessuno è a conoscenza. Per questo non ricevo sostegno alcuno. Il mondo resta sordo a chi è sordo come me. Io stessa non mi ascolto perché ho una paura superiore alla paura: quella di desiderare la felicità. Devo arrendermi, consegnarmi mani e piedi alla vita. Devo lasciarmi inondare, lasciare che mi si pieghino le ginocchia, se incontro qualcuno che mi piace, e piangere e abbandonarmi alla sensazione struggente, davanti all’ultima pagina di un libro che ho amato, di qualcosa ormai andato per sempre. Le sensazioni bisogna lasciarle arrivare e lasciarle andare.

Ho visto un film. Ho deciso di cedere alla lacrime mentre lo guardavo, perché era bello, meritava rispetto. Lo seguivo per lavoro e stringevo forte in mano un fazzolettino di carta. Cercavo di non farmi sgamare dai colleghi, poi una, accanto a me, ha chiesto, tirando su col naso, «non è che hai un cleenex?», e lì ho compreso di essere parte di un tutt’uno: piangevo insieme ad altre colleghe femmine, spudoratamente. I maschi erano coscienti di essere degli esclusi. Questo ha perorato ancor di più la causa: cedere. Quando alla proiezione è seguita la conferenza stampa e ho potuto ascoltare, direttamente dalla regista e sceneggiatrice e dalla protagonista, la nascita del film, ho ancora avuto voglia di piangere. Di cedere. Ho capito che già loro due avevano ceduto, dichiarato al mondo intero l’amore per il proprio lavoro, e che non se ne vergognavano, non la consideravano una presunzione pazzesca, anzi, era quella la loro forza. Niente mi è sembrato più giusto, più bello, più chiaro, “per questo tutti vogliono scrivere, per questo tutti sognano il cinema: perché è meraviglioso – ho pensato –, porca miseria, cediamo alla verità”.

postato da: presidenta alle ore 09:53 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, outing, vivendo, irragionevolmente
sabato, 22 settembre 2007

   Stigghi, il mio gatto altrimenti detto "Palladipelo", ha l'aria malinconica, la testina storta e indispettita mentre osserva tra le sbarre del balcone a petto la colomba che vorrebbe agguantare.

   Povero Stigghi! Prigioniero delle nostre carezze, imprigionato fra i nostri,... suoi, cuscini...

   Lo sa lui che, se quelle sbarre non ci fossero a imprigionarlo, a proteggerlo, lui volerebbe giù nel  vuoto nel tentativo di saltare verso l'ambita preda?

   Mi chiedo dunque quante volte ci siamo lamentati per una mancata libertà, inconsapevoli del fatto che un rischio era lì ad attenderci.

   Ho dovuto aspettare questo momento per capire finalmente tutti i no di mio padre... e perdonarlo.

postato da: presidenta alle ore 17:51 | link | commenti (2)
categorie: outing
martedì, 18 settembre 2007

Lontano da me

Carissimo,

Ti confesso che sono piena di paure. pienissima. te lo giro. Devi averne cura. devi? fai quel che puoi.
un saluto affettuoso
d.

Da me: (sms) ti ho spedito il romanzo. Scriverò su di te nel blog, ragazzo S.

Da te: (sms) ho letto l'incipit e sono emozionato.

postato da: presidenta alle ore 20:55 | link | commenti (6)
categorie: letteratura, tanto per dire, outing, vivendo, irragionevolmente

Cose tipo comprare i vestiti

Guest star del post Valentina sister about proxxd land, dove bivacco tutto il giorno:

Perché una ha sempre un difetto da coprire. Che so: un culo grosso, un paio di gambe a icz , oppure la panza da prima gravidanza "tipo sui due mesi abbondanti". A cercare trovi sempre. Perché una ha sempre visto qualcosa in una vetrina. Qualcosa che solo lei vede, oltre il manichino e l'etichetta col prezzo. Comprare è cadere in preda a una specie di visione. È vedere i puttini con indosso completi armani. Comprare è cercare l'acqua nel deserto. Comprare è entrare nel camerino a provare e farsi le foto col telefonino per ripensarci a casa. Comprare è valutare un futuro insieme: te e quel vestito lì. Comprare è scegliere un vestito e vederlo nel negozio accanto a metà prezzo. Comprare è anche questo: sentirsi traditi. Comprare è riflettere per ore se ne vale la pena. Comprare è portare a casa un estraneo: un nuovo acquisto, tipo un giocatore fresco di maglia. Comprare è indossare subito il vestito è uscire così, dicendo alla commessa: mi metta in busta quello vecchio. Comprare è pensare "non è che così mi si vedono troppo le tette?". Comprare è pensare "ma così mi si vedono troppo poco le tette, e che me lo compro a fare un abito se non mi valorizza?'"

lunedì, 17 settembre 2007

   Un'aquila vede dall'alto un topolino e si getta in picchiata

             scende

                      scende

                            scende

                                  scende

                                       scende

                                            scende

                                                scende

    è quasi arrivato a prenderlo:

                                     "No..., questo l'ho già letto..."

postato da: presidenta alle ore 21:09 | link | commenti (4)
categorie: irragionevolmente
sabato, 15 settembre 2007

   E' ricominciato l'inverno, e, puntuale, il palinsesto ripropone: "C'è posta per te".

   Mi metto lì sul divano, la mia scorta di fazzolettini, aspettando di spremere le mie due lacrimucce settimanali che mi aiuteranno a farmi sentire una persona fortunata perchè, per quanto abbia una madre col suo bel caratterino, le mie liti con lei si risolvono nel giro di una telefonata, due al massimo...

                              deludente!

   Nella trasmissione-terapia quest'anno c'è una chicca in più: Maria De Filippi che si commuove!

   Ma ad un certo punto mi chiedo quanto, comunque, alla fine restiamo bastardi inside, e, sorprendendomi a riflettere che sì, siamo bravi a fare "BUUU" al cattivone di turno che chiude la busta rifiutando il perdono, ammetto con me stessa che io sarei una di quelle, d'altra parte la mia fama di stronza mi avvolge in un alone noto ai più.

   E partorisco la mia genialata serale: propongo la messa in onda di una versione rivisitata e corretta di                      

                          "C'è posta per te"

   In questa nuova edizione inviteremo gli ospiti a convocare tutti coloro a cui vorrebbero dire che gli stanno sul cxxxo, per mandarli finalmente a vfc senza ripensamenti, nè sensi di colpa, anzi, con il beneplacido degli astanti che, me compresa, la smetteranno di dover cercare il fazzolettino per tergersi la lacrimuccia per convincersi che, se si commuovono, allora tanto pezzi di mxxxa non siamo!

   Andare controcorrente è l'unica via per salvarsi dalla voglia strisciante di quella dolcezza che attenta al nostro diabete.

postato da: presidenta alle ore 22:22 | link | commenti (4)
categorie: outing

Dalla mia editor di rif.

(...) ecco, ci siamo! ci sono momenti in questo libro che mi straziano dentro, mi mandano in mille pezzi,  non ce la faccio. comincio con  l'editing, segno in rosso, torno indietro e rileggo, sì, ok, faccio, ok, andiamo avanti, incoraggio me stessa ma ho il terrore di leggere una riga in più. ci sono regole per gli editor? dove lo imparo a lavorare sulla scrittura degli altri e contemporaneamente a tenermi a distanza? ci sono formule chiare, qualcuno che mi dica, sì, dai,  taglia qui, sposta i capitoli, entra nella testa di questo personaggio, entra nelle viscere di questo scrittore, guardale! ecco qui le sue budella, toccale! ma non farti contaminare.

tu stai tranquilla, amica mia, ti dirò che il libro funziona  - userò questa parola, come se invece di avere davanti il tuo romanzo c'avessi di fronte un motore, una macchina, funziona, ti dirò. c'è una storia d'amore finita, un'altra che comincia, brava, le emozioni!  è commovente, hai scritto una cosa bella, vendibile (così dirò, della tua vita, delle persone che hai fatto entrare nel libro -  persone che sono vere e che adesso sono personaggi consegnati alle  lettere! dirò: vendibile. e non ti racconterò che ho pianto, che ho allontanato la sedia all'indietro puntando le mani sul bordo del tavolo, che sono andata in cucina per cercare di respirare, che mi sento ora viva e morta insieme. che ho paura.


dimmi che ne pensi, mi chiedi, ecco qua: continua a scrivere, la traccia va bene, la direzione c'è, solo non hai scelto se usare la  terza persona  o la  prima come nella prima stesura. deciditi. (...) racconta qualcosa, episodi, vai avanti e indietro col tempo dei ricordi e il tempo del presente. leggo le nuove bozze appena hai fatto. ciao.

da questo blog: mattatoia.splinder.com

postato da: presidenta alle ore 11:39 | link | commenti (1)
categorie: letteratura, outing, vivendo, casalinga
giovedì, 13 settembre 2007

L'ultima volta

Tu non lo sai
Ma proprio quando sei vulnerabile,
Diventi terribilmente seducente.
Diventi tutto.
E intanto non sai niente.
Non sai nemmeno
che quando te ne sei andato
l’ultima volta,
ti sei portato via il mio cervello.
Devi avercelo appresso, dico.
Ma tu non ne hai idea.
sei inconsapevole,
e non sai neppure questo.
Guarda bene, dico io
per favore.
L’ultima volta che sono stata felice è stato in quella stanza.
Rivolta tutto,
mettici attenzione.
L’ultima volta che sono stata felice è stato in quella stanza.
Ma tu non lo sai,
non sai mai niente.
postato da: presidenta alle ore 10:56 | link | commenti (6)
categorie: tanto per dire, outing, vivendo, irragionevolmente
mercoledì, 12 settembre 2007

   Se ami giocare con la vita non sei ritenuto "impegnato" e se non sei "impegnato" rischi che la tua intelligenza venga presa sottogamba.

   Insomma: per essere considerato "intelligente" devi dire-fare-baciare-scrivere COSE PALLOSE! ma che siano ESTREMAMENTE PALLOSE! E più sono pallose e più tu sei impegnato e quindi più intelligente!

   Io che ho la presunzione di non temere che la mia intelligenza venga messa in discussione perseguo la leggerezza: troppi i cretini in giro che, per affermare (soprattutto a se' stessi) l'intelligenza, ci asfissiano facendoci ogni giorno du' palle così!

   Proposta: sabotiamo tutti i rompipalle e

                       GODIAMOCI LA VITA!

                                  AUGH

postato da: presidenta alle ore 17:04 | link | commenti (2)
categorie: irragionevolmente