Delle volte, lo confesso, ho fatto finta.
Ho pianto sensualmente, detergendomi il viso con il dorso della mano, ché, di solito, non si piange così, ma si fa molto più casino e si sbava il rossetto.
La lacrima di femmina, mette sempre molto in agitazione il maschio. Dobbiamo dirlo, è carica di significati, di differenze. Se i maschi piangono, quasi sempre, è perché gli sudano gli occhi, oppure sono incaxxati totali.
Bruci la città
e crolli il grattacielo
rimani tu da solo
nudo sul mio letto.
Bruci la città
o viva nel terrore
nel giro di due ore
svanisca tutto quanto
svanica tutto il resto.
E tutti quei ragazzi come te
non hanno niente come te
io non posso che ammirare
non posso non gridare
che ti stringo sul mio cuore
per proteggerti dal male
che vorrei poter cullare
il tuo dolore il tuo dolore.
Muoia sotto un tram
più o meno tutto il mondo
esplodano le stelle
esploda tutto questo.
Muoia quello che è altro
da noi due almeno per un poco
almeno per errore.
E tutti quei ragazzi come te
non hanno niente come te
io vorrei darmi da fare
forse essere migliore
farti scudo col mio cuore
da catastrofi e paure
io non ho niente da fare
questo e quello che so fare
Io non posso che adorare
non posso che leccare
questo tuo profondo amore
questo tuo profondo
non posso che adorare
questo tuo profondo ...
(Irene Grandi e Francesco Bianconi)

Leone codardo: C'è una sola cosa che vorrei voi facesse.
Uomo di latta e Spaventapasseri: Che cosa?
Leone codardo: Dissuadetemi!

Non sono un'eroina. Nemmeno una vigliacca, ma un'eroina no, ne sono sicura. Sono il leone codardo del Mago di Oz.
Ad un certo punto... sa' da fa'!
Elencare tutti gli oggetti smarriti durante il corso della nostra vita a cui spesso la nostra mente si rivolge spesso con profondo rammarico: quell'anellino con le stelline della prima comunione caduto inesorabilmente nello scarico del lavandino, o quel foulard firmato cacciato maldestramente in una tasca e mai più ritrovato, e che dire di quel meraviglioso maglione jaquard lavorato a mano dalla vostra mamma donato in un momento di debolezza ad un amico che non era un amico?
Allo stesso modo fare l'appello virtuale di tutte le persone che ci sono state care, che non possiamo fare a meno di ricordare con nostalgìa e che comunque ci siamo perse, per i motivi più disparati: leggerezza, tradimento, poco tempo disponibile...
Ad un certo punto si tirano le somme, si sdogana questo bagaglio che ci grava la memoria, che inficia i gesti e condiziona ogni nostro comportamento futuro, e finalmente
SI VA AVANTI LEGGERI!
Non siate eccessivamente prodighi nei miei confronti, detesto sentirmi in colpa..., in dovere di restituire favori, attenzioni.
Sto scoprendo il prezioso privilegio del "chiedere", senza sentirsi soffocare dal "ricevere", perfino ciò di cui non si ha bisogno.
La mia esile struttura fisica ha sempre indotto gli altri ad assumere nei miei confronti un atteggiamento iperprotettivo, dai tempi in cui mia madre non mi mollava se non avevo finito tutta la pappa, sono stata quella a cui rivolgere un'ulteriore insistenza affinchè "finisse tutto", si coprisse di più, dimenticando esigenze meno evidenti e più profonde.
Ce ne ho messo di tempo prima di capire che dovevo smetterla di sentirmi in debito con chi mi dava ciò che non chiedevo, e che necessitava chiedere ciò che invece non mi veniva nemmeno riconosciuta come legittima esigenza.
Ecco, l'ho capito. Offro questa tardiva rivelazione ad uso e consumo di chi offre e di chi chiede.
Io giro i tacchi e me ne vado,
non faccio la sponda,
e in un istante mi libero
dalla sensazione di essere inabile
a renderti felice:
tenta l’impresa
in solitaria e onestamente,
senza chiamare testimoni all’insuccesso.
Io, da par mio, giro i tacchi e me ne vado,
tu, invece,
non puoi andare da nessuna parte.
Io attraverso la porta e tu resti al palo
In tua compagnia,
a darti manforte,
nella peggiore delle ipotesi
cercherai per tutta una vita
di pareggiare conti che non tornano mai
fra dare e avere,
avere e dare,
bisogno d’umiliare e farti umiliare,
potrei non dirtelo,
e lasciarti correre, prigioniero,
un criceto in una gabbia,
ma già sogno,
sulla tua faccia,
il sorriso incerto di chi è stato colto in fallo.
Dì un po’:
in fondo che m’importa
saperti perfettamente solo con te stesso?
Affannato a difendere punti deboli alla portata di chiunque?
Che vantaggio ne traggo intanto che giro i tacchi e me ne vado?
Se non sperare di regalarti un pezzetto di libertà?

Nonostante il tempo, le fughe e i ritorni, abbiamo intessuto fili invisibili: e con certi uomini basta un niente. Uno spiraglio consente il rientro negli antichi meandri, rispolvera abitudini e idee condivise. Uno sguardo d'intesa, ed ecco ristabilire vecchi codici e, malgrado tutto, farci sentire infinitamente complici.

Scusatemi, prima che chiuda la campagna elettorale, non posso esimermi dal dire la mia: è più forte di me.
No no... Tranquilli! Non mi lancerò in una disanima a favore di questo o quel personaggio, volevo soltanto ringraziare ufficialmente mio marito per aver espresso manifestamente fiducia in me, o meglio: nelle mie capacità di comunicazione, incitandomi a candidarmi.
Le scuse da me addotte al mio netto rifiuto sono state ferree: "Scherzi? Ma se non ne capisco niente!!! Ma non ci penso nemmeno!". Niente, le sue insistenze si avvaloravano di un'argomentazione da me sicuramente (e, lo ammetto, presuntuosamente) condivisa: visto l'esercito di cani e porci che quest'anno ha marciato alla conquista di un voto, io al confronto di molti di loro avrei avuto qualche chance in più ("se non altro avrei un valido motivo per approvvigionarmi di tailleurs e nuove mise da Max Mara", rimurginavo tra me e me le rare volte che accondiscendevo ad accarezzare l'idea).
Alfine anche il mio consorte si è arreso dinanzi allo spauracchio che la frustrazione per una sconfitta avrebbe comportato un duro colpo all'economia familiare che, a quel punto, avrebbe dovuto supportare la mia inevitabile depressione con delle lunghe e costose sedute dall'analista.
E invece, ora che il pericolo è scampato, ve lo dico in un orecchio cosa mi lasciava più perplessa di questa improbabile esperienza: l'idea che ineluttabilmente le mie foto, per cui, conoscendomi, avrei speso ingenti capitali per parrucchiere, estetista, fotografo, lookkologo e stronzate varie, sarebbero finite tutte nella spazzatura con la cacca del gatto, i pannolini sporchi del pupo o, nella migliore delle ipotesi, le bucce di cipolla.
Un tempo tra i bambini, quando litigavano tra di loro, prima o poi spuntava quello più debole che, per non soccombere, giocava un'ultima carta rivendicando un ingenuo: "Mio padre è Carabiniere!... Glielo dico a mio zio Poliziotto!"... quanto orgoglio in quelle frasi infantili e un po' presuntuose.
Mi tornavano in mente oggi: lo scenario un ufficio pubblico intasato, la fila interminabile degli utenti, la loro attesa snervante tradotta in aggressività verbale , e l'immancabile voce che si alza dal fondo: "Lo mando a Striscia!".
Da "Mi manda Lubrano" a "Striscia la notizia", passando per "Le iene", le "Autorità Istituzionali" hanno ormai lasciato il posto al timore per il Gabibbo, tanto simpatico quanto incorruttibile pupazzo: NON PERDONA! Ma perfino Capitan Ventosa suscita più timor sacro di una divisa, ormai!
Triste realtà, di cui le suddette Istituzioni dovrebbero prendere atto per porre rimedio al degrado morale che su di loro incombe.
Essendo stata fin da bambina un'irriducibile anarchica, intollerante di qualsiasi regola e ribelle per partito preso (mio padre mi chiamava: "a za' Betta cuntrariusa" per il mio essere sempre e comunque "contro"!), provo quasi rammarico nel constatare che, non avendo più autorità da delegittimare, non posso nemmeno togliermi lo sfizio di dissociarmi, anche perchè lo spirito goliardico con cui questi nuovi "organi" affrontano gli argomenti ti fa perfino scordare che ti sta bacchettando, perchè intanto ti fa ridere.
Questo è mooolto pericoloso.

Lo diceva il Che: vorrei esser dura, senza perdere la tenerezza.
Comprensiva, senza mettermi da parte.
Sarcastica, senza pungere troppo.
Educata, senza mortificarmi.
Distante, eppure presente.
Dedita, senza dimenticare me stessa.
Precisa, senza essere pedante.
Affettuosa e un minimo severa.
Disciplinata, ma senza esasperare.
C'è, dentro di me,
un essere che si accorda sempre a un "senza essere".