Quante volte lo ripetiamo nel corso di una storia? “Quello non ti merita”. “Tu non mi meriti”. Recriminazioni. Ma chi rimerita chi? Che cosa? Conoscete qualcuno che, in bene o in male, ha la vita che si merita? Gli accadimenti disattendono quasi sempre le aspettative. Quando si riceve amore ha senso chiedersi: ne sarò all’altezza? Lui è alla mia altezza? Il più delle volte si prende senza porsi il problema di meritare. Perché oggi c’è, domani chissà. L’amore non è un premio per cui concorrere, non è una medaglia da appuntare sul petto, è regolato da odori, processi chimici e ormoni.
Tu ami lui, ma se lo merita? E perché mai dovrebbe? È pieno di difetti: tanto quanto te.
La meritocrazia, in amore, non esiste.
Tu sei molto di più delle scarpe che porti. Sei molto di più di questo vestito. Noi due siamo molto di più di tutto quello che siamo riusciti ad avere in tutta la nostra vita... (dal film Bobby di Emilio Estevez)

Non gettare oggetti dal finestrino.
La sua essenza è racchiusa tutta in questa citazione ferroviaria, lei "la perfettina", segni particolari: mezze perle alle orecchie, camicie e golfino d'inverno, lacoste d'estate.
Sa sempre cosa dire, il sorriso garbato, recita la sua barzelletta quotidiana finto sconcia imparata dal nipotino che frequenta le elementari e suscita un sorriso di tenerezza tra gli astanti, nessuno le darebbe mai una rispostaccia, il suo bon ton trasuda dal mocassino-tacco-basso.
Io ho provato ad indossare le camicie ma puntualmente me le ritrovo sbracate, uscite fuori dal cinto di gonne e pantaloni, mi scappano sempre le parolacce anche quando, prima di uscire, ho promesso al mio specchio che oggi le terrò a bada.
Spolvero le mie impopolari teorie classiste a destra e a manca ma è il mio dna proletario a denunciare la mia estrazione poco nobiliare, i miei violenti attacchi d'ira incuranti del galateo e l'intolleranza manifesta, questa sconosciuta, che manda all'aria i buoni propositi di diventare anch'io una "signorina per bene".
Non cerco e non dò assoluzioni, oggi ho deciso di voler coccolare il mio caratteraccio, senza alibi psicoanalitici o giustificazioni aggrappate a episodi prenatali.
Vediamo se funziona.
...Vi terrò informati...
Tutto fluido, come lo scambio ormonale che avviene fra chi si desidera senza fraintendimenti. Fluido. Se all'inzio di una relazione ci si chiede "cosa avrà voluto dire?" o ancora "ma mi sembrava che siamo stati bene insieme, perché non richiama?", rimuovete l'ostacolo: niente passa fra te e lui come dovrebbe. Ambiguità, Messaggi sottotraccia. Fate mente locale: ogni volta che avete impiantato una storia stabile, vi siete fatte tutte queste domande? Non era chiaro il "io voglio te, tu vuoi me"? Se non è così, riflettete.
Esigete fluidità.

E' finita ormai da anni, serenamente perfino: una telefonata d'auguri a Natale, un come va? durante l'anno, qualche messaggino complice e divertente. E nel frattempo lei ha pure un'altra storia, bella, importante, stabile
...E dunque? cos'è che la manda in bestia dopo tanti anni ancora? L'avere scoperto che "lui" dà lo stesso nomignolo che usava per lei a quest'altra, appena arrivata!
Questa proprio la mia amica non la manda giù: e quante di noi, che si sono sentite "uniche", amate "come nessun'altra!", che per anni si sono ritenute protagoniste di una storia d'amore grande e irripetibile, sarebbero disposte a perdonare il peggiore dei tradimenti: l'essere assimilata alla prima sgallettata che si profila all'orizzonte?
Ricordalo fratello: se mai si venisse a sapere che hai cinquettato il medesimo "cipicì" ad un'altra, verrai radiato dal suo mondo emotivo nonchè dalla rubrica del suo telefonino, gettato definitivamente nel limbo del dimenticatoio!
Il cosmo femminile è fatto così.
Quello che è tuo: pennello da barba, cravatte, la boccetta dell'after shave, con la scritta al contrario da leggersi riflessa sullo specchio. Le cifre ricamate sulla camicia. Ditemi, se non siete mai andate in brodo di giuggiole davanti a un paio di scarpe, per il semplice fatto che fossero sue, così come per una camicia, un paio di occhiali da sole, o uno dei libri che legge, e tiene amorevolmente fra le mani sue (sacre, va da sè). Ditemi se, il primo approccio di una vita in due, non si compone così: lasciando in giro ognuno i propri oggetti. Le cose si complicano se le lancia letteralmente in giro per la casa, e ti ritrovi fra i piedi la sua borsa da ginnastica. Però le sue cose, le sue semplici cose, deposte dove devono stare, sono meravigliose. Quello che è suo, per il sempice fatto di appartenergli, ha un valore, porta amore, racconta di lui. È come annusare il suo profumo quando apri l'armadio e sbirciare le frasi che ha sottolineato da un libro. Una scoperta.
Aggiungo oggetti puramente indicativi:




Vuoi sapere cosa sogno?
Di vederti,
ogni tanto,
staccherei tutto:
i telefoni, i fax, i modem,
e l'orgoglio,
così ti guardo e basta,
volo basso?
Solo vederti e sapere che stai bene?
Volo basso?
Cos'altro può offrirci l'universo
se volo basso e ti guardo da vicino?
Esiste una tipologia di serial lovers che promette a tutte le stesse cose, mantiene con tutte le stesse linee difensive e strategie affettive, compendiabili nella massima: solo tu mi comprendi. Lo psicolover avanzato si fregia di interessi intellettuali e te lo dimostra con gesti eclatanti, tipo ti accarezza la gamba anche se non sei depilata e ti dice "sei bellissima", perché lui è così: travagliato interiormente e dell'estetica se ne frega. Se avete superato i trentacinque, non di numero di piede ma di anni, riconoscete gli psicolovers a colpo d'occhio e li tenete a bada usando la sottile metafora "stammi a un palmo dal culo". Vi piace intrattenervi con lo psicolover per un tempo che va dai tre secondi al quarto d'ora, perché lo psicolover esige attenzioni, si lamenta della sua profondità infinita d'animo che lo obbliga ad esercizi di entronautica (viaggi dentro se stesso), dopodiché, al simpatico psicolover, vorreste menare usando come corpo contundente l'opera omnia di Musil, o di altro scrittore impegnato. Qualunque va bene, ve lo assicuro.

"Questa donna un uomo se lo merita, glielo dobbiamo dare. 'Un c'è santi. Questa donna è una donna e noi l'uomo glielo daremo; fate il cristo che vi pare ma ci ha pagati duemilionidue e ha diritto a un uomo. Come sia sia, ma che sia un uomo, che se lo è meritato. Il conto corrente c'è e c'è pure la fototessera. Non ci fossero state avremmo detto alla nostra segretaria di fargli un bello squillo e di ricordarglielo. E invece c'è tutto, quindi sotto. Andate e non tornate prima di avere un uomo per la nostra signora. Capito? Capitoooo?". "Sissignore".
La nostra è un'agenzia seria; il nostro capo è un capo serio. E pure a noi ci tocca essere seri. Ne va della nostra professionalità. Certo l'importante è il primo appuntamento, procurato da noi. Poi "mi piace, non mi piace", non è affar nostro. Ma l'appuntamento è la base.
AGENZIA SAGRAMOLA
E NON SARAI PIù SOLA
Non c'è altra da aggiungere. Quando uno si sbilancia non c'ha altra scelta.
Roberto Carvelli
La rivoluzione spiegata alle commesse
ed.Coniglio
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Non necessariamente belle, sicuramente affascinanti, nemmeno troppo intelligenti, non sempre antipatiche (...manco questo!).
Le appelliamo con gli epiteti meno ortodossi, noi, comuni mortali condannate al rigore morale, la coerenza, la correttezza, i valori...
Eppure dovremmo confessarcelo: quante di noi sono disposte ad ammettere che..., ebbene sì, le invidiamo!!!
Loro, le strafighe, così abili a manipolare questi poveri ometti, ad ammaestrarli, ottenendo tutto ciò che noi, povere femminucce dai sani principi, vorremmo raggiungere col raziocinio, le buone maniere, la dolcezza, i bei ragionamenti civili, LORO lo ottengono con i capricci, le piccole tirannìe, uno sfrontato batter di ciglia sotto occhialoni da diva.
E dunque lanciamo le nostre richieste in un tripudio di rossetto rosso sangue, di sventagliare di mascara nero- tenebra e... ammettiamolo innanzi tutto con noi stesse: vorremmo tanto potere anche noi vantare il medesimo potere su questi "uomini" così indifferenti alle nostre vantate doti di brave ragazze!!!
I gestori telefonici dovrebbero ringraziarle proprio le donne, dovrebbero fare monumenti alle femmine pazze che si attaccano al telefono e si arrostiscono i timpani a vicenda raccontandosi di quanto gli piace questo o quello e di quanto è stronzo, questo o quell'altro. Dovrebbero sposarle tutte, le donne, i gestori telefonici, e renderle felici e regalare loro schede su schede gratuite. Perché basterebbe poco, una presa di coscienza, dietro il blaterare affettuoso, una frase a stoppare tipo "non era lui", se sognavi di esser rispettata, un poco amata, volevi qualcuno di cui prenderti cura?, che ricambiasse, magari? e no, non era lui, il maschio di cui stiamo parlando facendo arricchire i gestori telefonici, proprio non era lui. Molte telefonate potrebbero ridursi a questo "Non era lui". Sai che fregatura. E adesso, sposateci tutte, sennò attacchiamo con i "non era lui" e vediamo che ne sarà delle telefonate ai cellulari.

Corazzati contro l'inevitabile,
non ci pensiamo neanche alla felicità,
ci rimane allora,
insedita fino al profondo,
una spina nel fianco,
mentre goffamente torniamo sui nostri passi
e resistiamo alla tentazione di voltarci indietro,
ancora una volta,
una volta soltanto.