Dopo i 40, date retta a chi c'è passato, si possono finalmente
1) sdoganare le rughe, amandole perfino!
2) Ostentare con orgoglio la propria età, spingendosi fino al punto di dichiarare vezzosamente qualche anno di più,
3) valorizzare il grigio del capello rifiutandosi categoricamente di farne scempio con quel dozzinale rosso tiziano tanto volgare, Ma soprattutto
4) smetterla di prendersi tanto sul serio, e godersi il lusso di non dover più avere la pretesa di ambire alla perfezione perchè a questo punto, "se qualcuno ruba un fiore per te", allora vuol dire proprio che sei affascinante!!!
Rilassatevi finalmente: ora viene il bello.
Zia Teresa (over...)
Oggi vanno di moda le scuse: se lo fa pubblicamente lo zio Silvio non posso astenermi io dal rivolgerle alla mia co-zia Daniela: per averla involontariamente accomunata, non firmandomi, nelle mie ciniche affermazioni del post sul buonismo: era mio.
firmato: zia Teresa

Eccola qua, dopo anni e anni di mogli che ridono a denti stretti delle battute becere dei mariti - che fanno i piacioni con quasiasi femmina appaia nel loro ristretto campo visivo - arriva lei e dice no. Mi chieda scusa, porca pupazza, ora vedi a 'sto gnappetto in odore di andropausa che davanti a milioni di telespettatori fa le avances alle altre, mò mi piglio la prima pagina di Repubblica. Tiè!


Undici cose da non fare se ti avvicini ai quaranta e non parliamo di numero di scarpa.
1) Aprire le noci con i denti: sai quanto costa il dentista?
2) Dimenticare di struccarti. Sai quanto costa l’estetista?
3) Dire frasi tipo “la mia generazione”.
4) Rispondere “quanti anni mi dai?” a chi ti chiede l’età.
5) Sbevazzare dopo le undici di sera: la mattina dopo stenti a riconoscerti allo specchio.
6) Chiedere: “hai presente questa canzone?” di un pezzo che andava in giro negli anni Ottanta giusto la sera in cui hai rimorchiato un ingenuo ventenne.
7) Andare a fare shopping con i pantaloni a vita bassa. Il giorno dopo accusi dolori al bacino di natura reumatica.
8) Sottovalutare “quel dolorino al ginocchio”.
9) Pensare cose tipo “che ne sarà della mia pensione?”.
10) Dimenticare di stendere sul viso la crema antirughe strong da notte e alzarsi con gli occhi cisposi per rimediare intorno alle quattro del mattino, in preda a delirio estetico.
11) Dare retta alla parrucchiera che ti dice “dai, fatti la frangetta che ti ringiovanisce”.
E basta con tutto 'sto buonismo gratuito!!! Ma proprio non se ne può più di tanto tenerume!
E' un po' che siamo tutti tanto buoni, così buoni, ma che buoni...da rischiare un attacco di diabete!!! sinceramente mi viene da pensare che tanto buonismo ci serve per "espiare": risulta così molto comodo professare la nostra tolleranza agli extra-comunitari in sede politica, quando poi ci capita di andare (e aggiungerei legittimamente) in escandescenze quando, al terzo semaforo rosso della giornata, il terzo extra-comunitario si precipita a sporcarci il parabrezza col tergicristallo lercio (a noi che abbiamo pulito l'auto proprio ieri).
Una mia amica che si occupa di politica promuoveva la sua campagna elettorale a favore delle pari opportunità per le donne pranzando con le amiche servite a tavola dalla cameriera che spignattava, faccia a muro, attendendo che lei e le altre si alzassero da tavola per poter a sua volta consumare un pasto decente, ma la nostra, infervorata dal tema che tanto le stava a cuore, si attardava a fumare e chiedeva che fosse portato ancora un caffè dimenticando che la poverina non era riuscita a mandar giù nemmeno un freddo panino.
Un'altra tutta dedita al volontariato, maltrattava la sua perchè era veramente disdicevole che, dopo una mattina a sudare sui campi del TC2, sotto il nostro sole caliente, non avesse fatto in tempo a stirarle la camicia di seta per il party di beneficienza in programma per la sera.
Una terza che usa acquistare prodotti equo-solidali l'ho sentita raccontare che aveva cambiato la colf perchè la poverina accusava il grave torto di avere un figlio sofferente di distrofia muscolare:"Figuriamoci, c'ho già i miei di problemi per sorbirmi i suoi".
Ecco, ci sto ricascando: parlo della retorica, ma è che io oggi mi sento veramente cattiva: divido con l'amica di cui sopra la medesima colf e, ebbene sì, nemmeno io la sopporto quando, tornata gìà con le mie paturnie dall'ufficio, mi tocca sentire anche le sue, e sto prendendo seriamente in considerazione anch'io l'idea di cambiarla, se non è ancora accaduto è solo perchè le colf veloci e relativamente brave sono una razza in via di estinzione, ma almeno ho deciso che sbandiererò il mio classismo, la mia grettezza morale, la mia intolleranza a 360°, disposta ad accettare il linciaggio morale perchè le giornate sono già una gimcana tra le brutture per arrivare finalmente a sera, e non vedo perchè non devo cercare di circondarmi quanto più mi è possibile di positivismo, di sorrisi, di bello! Io non sono nata per fare la missionaria, che altrimenti sarei partita per l'Africa (vuoi mettere, i paesaggi?), provo solo una normale pietà per chi è più sfortunato di me, ma non vedo perchè questo dovrebbe portarmi a subire dei sensi di colpa esagerati! Quegli stessi sensi di colpa che dovrebbero indurmi a flagellarmi moralmente.
Tanto, visto che c'è tanta buona volontà in giro, e una così grave carenza di donne di servizio, la signora non morirà certo di fame, e almeno io potrò cercarmene una muta, ma sorridente.
con buona pace di tutti coloro che, per sentirsi più buoni, si sentiranno in dovere di attaccarmi tacciandomi della stronza e correranno ad acquistare, per contrappasso, prodotti equo-solidali: vedete che alfine anche il mio bieco comportamento contribuisce ad incrementarne a vendita?
Ma ve le ricordate le care vecchie visite?
Le più giovani di voi non sanno nemmeno di cosa sto parlando, allora ve lo racconto, care le mie bambine:
La mamma ci pettinava con il pettine bagnato per realizzare quella riga geometricamente perfetta, i calzettoni bianchi, lo scamiciato blu con la camicia bianca, i sandali coi buchi e... via, in visita dall'amica.
Spesso, per quanto coetanee e "amiche", le due signore si rivolgevano l'una all'altra rigorosamente in terza persona, dandosi ostinatamente del "lei", e la conversazione scivolava innocua tra il prezzo delle arance e lo scambio di ricette, dinanzi ad un tavolino apparecchiato col servizio buono per il caffè (il thè risultava ancora troppo alternativo), finchè le voci si abbassavano, le parole si smozzicavano, e noi venivamo spedite a giocare "di là", e non importa se in quella casa non esistevano bambini e "di là" nemmeno un giocattolo, provvidenziale arrivava la tv dei ragazzi, col volume opportunamente alto, affinchè le due amiche potessero scambiarsi notizie sull'ultimo scandalo scoppiato nel parco conoscenze.
Era quello il momento in cui il tedio che ci aveva fino ad allora assediato si dissipava, per acuire il nostro udito, sviluppato dalla curiosità, la fantasia accesa: per decenni mi sono chiesta del perchè la mia famiglia disertasse con imbarazzo quella di certe cugine, e solo recentemente la rivelazione che la anziana zia, quella che oggi si appoggia al bastone, fuggì al nord col marito della cugina. Uno zio comune si affrettò ad andare a recuperare i fuggitivi, da qui il comprensibile imbarazzo corso per anni tra le famiglie.
La visita si concludeva all'ora in cui papà, uscito dall'ufficio, passava a prenderci, e sostando per comprare il pane potevo perfezionare le mie conoscenze grazie al resoconto che la mamma gli faceva, condito dall'apprezzamento sul servizio buono, che lei giudicava pacchiano, naturalmente mai all'altezza del suo!
Osservando oggi l'incriminata zia mi spiego ora il perchè di quel sorriso svagato, la cui esatta traduzione invece è:"comprensivo", le sue gambe infatti sono invecchiate, ma il suo sorriso tradisce complicità verso chiunque trasgredisca, o coraggiosamente osa.
I mormorii intercorsi tra le bocche pudicamente trincerate dietro un tovagliolino ricamato durante quelle visite hanno arricchito la mia fantasia di bambina... correvano gli anni '60, ma perchè correvano?
...fossero andati più piano, la zia avrebbe ancora le gambe scattanti ed io... potrei ancora star lì ad inventarmi storie fantastiche dalle briciole di discorsi rubati un po' qua un po' là.
Bambine mie, credetimi, era tutto molto più intrigante di Grande Fratello, molto più a luci rosse di un film col bollino rosso.
No, non è l'oracolo di Delfi. Guardatelo bene: è un cellulare, plastica e tastini. Sì, abbiamo già scritto che se il Vostro lui non chiama è perché non gliele importa un fico secco, ma è pur vero che tendiamo, ormai, a scambiare il mezzo con il fine, a porci problemi esistenziali del tipo: nessuno mi cerca, vuoi vedere che non esisto? A delegare al telefonino abbandoni, pianti, ed espressioni di sentimenti in genere (il precursore? Domenico Modugno con "Piange il telefono"). I nostri avi si sono fidanzati tranquillamente, pur senza mai ricevere un sms: sembra incredibile, ma è così. Eh no, eh! Mandiamolo a mente, non segnamolo nell'agenda del telefonino, tanto è inutile...

Una donna non è una metà, dobbiamo confessarlo, è un po’ di più. Una si crede di andare in giro così, parziale, come jeeg robot d’acciaio in attesa dei componenti per diventare un’intera, invece non è così: una donna già di per sé è un carico da dodici. Un uomo che ha trovato quella che suppone essere la sua metà e decide di viverci insieme, nel giro di un mese intuisce che la storia della coppia che si completa è una gran boiata: lui è solo un pezzettino del disegno divino, anche se è un pezzettino fondamentale. Capisce la sua marginalità fin da subito, non appena apre il cassetto del comò e si trova davanti alla sventagliata di otto tipi di mutande diverse della sua lei – perizoma, brasiliana, a vita bassa, vita alta, culotte, col pizzo – e comprende che il suo intimo è terribilmente spoglio in confronto: lui al massimo può scegliere fra un paio di slip o di boxer. Così come gli apparirà ristretta la scelta di scarpe e si renderà conto che spazia fra un paio di mocassini e un paio di scarponcini e se proprio vuole azzardare si permette un paio di sneakers, e che c’è da impallidire davanti alla fila di tacco dodici, mezzo stivaletto, stivale alto col tacco o senza, stiletto e ballerina, nel quale sguazza la sua metà disseminandole per la casa. Per questo non si sorprenderà più di tanto quando lei riempirà (per essere più esatti “stiverà”, come in preda a un immotivato timore di rimanerne senza in tempi di carestia) le mensole del bagno con di creme da giorno, notte, mezza mattina, contorno occhi e labbra, confinando in un angolo la sua schiuma, il rasoio e il pennello da barba. Ma è soprattutto sul concetto di eleganza che dovrà arretrare, lui, che per manifestare contegno indugia se è il caso di portare o meno la cravatta, diverrà conscio che per una donna, “mettersi elegante”, non è semplicemente indossare un abito, ma decidere dove come e perché e con quali soldi compralo, dove come e perché trovare delle scarpe a cui abbinarlo, dove come e perché trovare una borsa che faccia pendant col tutto e una parure di gioielli che non stonino troppo. Ecco, per questo, una donna, non è proprio il caso di presentarla agli amici dicendo “la mia metà”.



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C'è chi crede negli Ufo, nella favole o nel principe azzurro. Io credo nel rossetto. Non penso che qualcuno, a memoria d'uomo, mi abbia mai vista senza, forse mia madre, al momento del parto. C'è chi giurerebbe di avermi beccata senza trucco, ma è un falso: stavo solo sperimentando il mio make up effetto naturale acqua e sapone.

All'era paleolitica, neolitica, cristiana, ne dobbiamo annoverare un'altra:l'era ante-cellulare che precede, ovviamente, l'era post-cellulare: Noi potremo quindi raccontare alle nostre nipotine come funzionava "prima", prima cioè dell'avvento di questa scatoletta che, vantando dimensioni sempre più piccole, rischia di creare nuove sindromi, visto che sarà sempre più difficile:
a) trovarlo fra il caos delle nostre borse
b) reggerlo tra la spalla e il padiglione auricolare mentre sbattete le uova per la frittata della cena
c)digitare i tasti giusti se avete cotechini piuttosto che sottili dita da pianista
...ma torniamo a "com'era prima":
Care le mie bambine, c'era un tempo in cui potevate decidere di dismettere quell'aria perennemente in tiro ed indossare, con rilassatezza, la vostra tuta preferita, quella più sdrucita, un po' slabbrata, con i pallini perfino, ma tanto tanto comoda, certe del fatto che, uscite di casa, vi sareste dirette solo al centro commerciale più vicino, con breve puntatina dall'amica per un caffè. senza per questo cadere in una deprecabile sciatteria, ci si poteva comunque permettere il lusso di lasciar respirare la pelle del viso scevra da fondotinta e/o copriocchiaie, incuranti del capello sverso fermato da un diverente pinzone con su disegnata Minnie...Arrivò infine il cellulare: e lì naufragò definitivamente il rito dell' "appuntamento", quella cosa meravigliosa che ci regalava il lusso di andare dal parrucchiere, scegliere con l'amica di cui sopra le scarpe da abbinare al vestito, il colore del coordinato intimo e se indossare le autoreggenti o la guepiere con la giarrettiera. Quando il lui" di turno citofonava lo si faceva aspettare anche solo 5 minuti per l'ultimo ritocco al rossetto, e lo specchio dell'ascensore si rivelava un amico fidato nell'avvisarci in tempo di quella sbavatura di rimmel all'angolo dell'occhio. Ecco: giungevamo in portineria praticamente perfette!
Ma ve l'immaginate ora, mentre siete lì, a sorseggiare quel caffè con la famosa amica, subissate di sacchetti della spesa da cui escono spine di carciofi e olezzi di formaggi e salumi, ve l'immaginate ricevere la "sua" telefonata, "sua" di lui che avete appena conosciuto a quella cena in cui eravate praticamente una dèa, "sua" di lui che avete fatto sbavare per tutta la sera, "sua" di lui che avete visto assumere la sua aria più disinvolta per chiedervi il numero di telefono, sì, proprio lui che vi sta raccontando che è riuscito a liberarsi prima dei suoi impegni di lavoro, stasera, per offrirvi l'aperitivo, che gli dite: "no guarda, ho messo le sloggi?"

No, non è che non chiama per timidezza. E nemmeno perché gli si sono "inchilosati i diti dei mani", No, non vi teme per niente, non ha paura della vostra sicurezza e neanche della vostra insicurezza, diciamocelo: non è giusta manco una delle teorie che andate elucubrando con le amiche, che vi spalleggiano quando sparate bordate micidiali del tono "cosa vorrà dirmi con tutto questo silenzio?". Perché quel che l'interessato vuol dirvi, se evita con accuratezza di farsi sentire, è una cosa sola: Non gliene importa un fico secco. Passate, elegantemente, ad altro.
Pitti Uomo lo sancisce: ritorna il Maschio
Su rete 4 il pomeriggio impazzano quei bei vecchi filmoni farciti di esponenti maschili dall'inimitabile voce roca e profonda.
Concediamoci pure una disgressione nella retorica, una scoarazzata nella prateria dei luoghi comuni: ma ne esistono ancora esemplari di razza pura? Io, cresciuta a pane e Liala, prima di prendere atto che faceva più trendy leggere Heramann Hesse coi suoi lupi bivaccanti nelle steppe, in spiaggia, tra le capanne di Mondello (sì, quelle col terrazzino), mi ero creata l'immagine del "Principe Azzurro". La nostra lo descriveva generalmente vestito di un pesante cappotto di stoffa ruvida che "sapeva di tabacco", sovrastato da labbra "molli e tenaci". Per anni ho sorvolato i marciapiedi del mondo col periscopio attivo alla ricerca del mio, ma chissà perchè, hanno sempre avuto la resa di una lattina di Coca-Cola: "sventano" dopo che le hai aperte, le bollicine miseramente disperse nell'etere. praticamente la stessa durata dei topini di Cenerentola trasformati in cocchieri dalla fatina che, sì, sarà stata anche armata di ottime intenzioni ma, non avendo superato il Master di Harry Potter, non riusciva a far durare i suoi sortilegi oltre la mezzanotte: giusto quello che oggi definiremmo una "sola".
Dopo un miraggio di Uomo che ti corteggia, rispunta il prototitpo oberato da gravosi impegni di lavoro, subissato da riunioni di importanza vitale che gli inibiscono anche la possibilità di avvisarti dell'ennesimo ritardo.
E dunque? Basterà vestire questi ometti a immagine e somiglianza del caro vecchio Bogart di Casablanca per riaverli armati di un mazzo di rose rosse lì, pronti ad aprirci lo sportello dell'auto, a profferir una frase magica che da anni attendo: "Non ti preoccupare, ci sono qua io".
Macchè! Le marce delle nostre sorelle maggiori ci hanno lasciato in eredità un esercito di ragazzini da rassicurare, proteggere, coccolare, salvare dai guai, e per di più con l'aggravante che non pagano più al bar, non ci cedono il passo, non ci aiutano a portare la valigia (e secondo voi come sono nati i troller?) e, al massimo della cafonaggine, ti sorridono seraficamente: "avete voluto la parità?".
NO CHE NON L'HO VOLUTA!
Non io almeno!
Non resta che provare dunque ad indurli a seguire la moda, nella speranza che, questa volta, l'abito faccia il monaco: ...provaci ancora Sam!
Ogni donna lo sa: può fare a meno di mandare a memoria informazioni fondamentali tipo numeri di patenti e passaporti, codici fiscali e conti correnti, ci sarà sempre un computer dove estrapolare il dato. Mentre esiste un campo dove la capacità di ricordare delle donne diventa praticamente infinita: é quello sentimentale, lì si fissano nella memoria in maniera indelebile (da elefante, direi) brani di conversazioni, strofe di canzoni, interi dialoghi telefonici, testi di sms, date di compleanni, incontri e gusti musicali e anniversari del proprio amato. Non ci sarebbe niente di male se la capacità di ricordare delle donne non corrispondesse in maniera proporzionale all'enorme capacità di rimozione degli uomini:
Come ricorda una donna:
"Oh, oggi è il 19 gennaio, pensa: è passato un anno, cinque mesi e una settimana, dalla prima volta che mi hai detto "ti amo"
Come ricorda un uomo
Eh?! Oh, mamma mia! di cosa sta parlando?
Come ricorda una donna
La senti questa musica? Era un quel film che abbiamo visto la prima sera che siamo usciti insieme.
Come ricorda un uomo
Eh?! Oh, mamma mia! di cosa sta parlando?
Come ricorda una donna
Oggi indosso il vestito che ho messo il giorno del nostro primo appuntamento
Come ricorda un uomo
Eh?! Oh, mamma mia! di cosa sta parlando?
Come ricorda una donna
Domani è il nostro anniversario
Come ricorda un uomo
Ah! Già, domani mi scade pure l'assicurazione della moto
La parola chiave è MIX. Fondamentale fargli credere che quella che sta vivendo con voi è la storia meno impegnativa e più leggera del suo archivio, ma forte e chiaro dovrete trasmettergli il messaggio che non amate flirtare con chiunque ma che LUI E SOLTANTO LUI è il privilegiato.
Certe volte noi donne, diciamolo, pratichiamo l'arte sublime di infiocchettare come amore dei gesti di una banalità inquietante, a seguire esempi di vita vissuta, con relativa supposizione del grado di coinvolgimento non nostro, ma del partner:
Mi ha chiesto come mi chiamo: gli interesso.
Mi ha fatto un cenno di saluto: gli interesso.
Mi ha offerto un salatino al buffet: gli interesso moltissimo.
Mi ha raccontato i traumi che gli sono capitati quando era piccolo: mi ama con certezza.
Mi ha mandato un sms due settimane fa: gli interesso.
Mi ha chiesto il numero di telefono: mi ama.
Mi ha chiesto di uscire per bere una cosa: gli interesso moltissimo.
Mi ha detto che è stato bene: siamo prossimi al matrimonio.
Mi ha fatto capire che ha un altro impegno: mi ama, ma con indecisione.
Mi ha detto tra le righe che domani mi vuole vedere: mi ama, ma non sa esprimerlo.
Mi chiama un giorno e tre no: vive una forma d'amore flessibile.